Tan Dream

I sensi insensati
martedì, 19 agosto 2008

Sarebbe un bene nel conoscere una persona far restare sempre un'ombra di mistero di se stessi. Conoscere troppo potrebbe nuocere alla salute di un rapporto che sia di amicizia o amore. Non si può mai conoscere ciò che è vero di un'altra persona tali sono le milioni di sfaccettature che il nostro animo ci pone e impone davanti al mondo. Pratichiamo l'arte del mistero per farci conoscere, l'ignoto è affascinante.
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categoria: pensieri


sabato, 16 agosto 2008

Così passammo attraverso il sole e fummo forgiati dalle fiamme trasformati in serpenti che cambiano pelle come Arabe Fenici senza ali con il terrore addosso che tutto fosse già finito così come ebbe inizio.
Oggi ho gli occhi imbavagliati, non percepisco sensazioni, ho cercato il caos ad un certo punto della mia vita e adesso mi ritrovo a viverci dentro. All'inizio è entusiasmante, si avverte eccitazione e stordimento ad ogni nuovo passo, poi pian piano come una droga ci lascia vagare tra un angolo e un altro di un marciapiede non troppo sporco o su binari arruginiti e caldi dove era da poco passato l'ordine. Ma riflettendoci sembra così labile e sottile la differenza tra ordine e disordine, tra ciò che è dritto e ciò che ci costringe a deviare, tutti i punti sono sempre lì, tutti i punti che cerchiamo sono sia nell'ordine che nel disordine ma disposti in maniera diversa. Paradossalmente però, forse è piu' semplice raccogliere ciò che cerchiamo nel disordine, per tentativi ed errori, con molta fretta, piuttosto che provare a prendere una strada lunga e ordinata che ci porti lungo la meta senza deviazioni, perché lungo una strada ordinata in realtà si innalzano ad ogni metro diversi ostacoli che in qualche modo devono essere superati. O si sceglie di raccogliere dall'alto come un Dio le cose che cerchiamo o si sceglie di prenderle correndo su una strada lastricata di ostacoli in orizzontale.
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domenica, 03 agosto 2008

Nel nome del Padre Jeremy.

Siamo a lungo fermi in balia dei venti, ci spazzano via i ricordi, adesso che siamo dimentichi di ogni passato ci frustra il presente ed il nostro futuro non è ancora realizzato. Credo che dovremmo farlo ora, rendere il nostro futuro il nostro presente perché se è vero che in lui vediamo rosa e in questo nostro adesso vediamo grigio l’unica soluzione è far sì che ciò che ci attende al di là dell’oggi arrivi qui nello stesso istante in cui ti scrivo. Voglio vederci rosa piuttosto che chiaro, lo sai, il troppo chiaro mi da fastidio alla vista e all’animo, la troppa consapevolezza può creare dolore, ho bisogno, non  un attimo, ma sognare sempre nel margine di questa realtà.

Lungo il mare s’innalzava un ponte fin nel punto più profondo. Lassù tirava la brezza della vita, e se vogliamo anche l’ebbrezza, il nostro modo di vedere allucinate le cose, con la testa che un po’ gira perché lassù su quel ponte si provano vertigini anche osservando verso le luci delle stelle. Le nostre cose allucinate sono lì in alto. I nostri unici punti fermi. Dovremmo imparare a leggerle meglio, raccogliere la più bella con una sola mano.

E’ quello il futuro che dobbiamo fare nostro.

Nostro Signore ci benedice. Nostro Padre è scomparso.
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categoria: stracci di romanzo


giovedì, 31 luglio 2008

Jeremy lo sai che non dovevamo cacciarci in quella situazione di merda. Dove ce ne andremo adesso, vedo le foglie calpestate dai tacchi a spillo di quella donna di malaffare che col gonnellino spiegazzato osava anche giocare in borsa infilandoci dita, mani ed altro. In quel suo maledetto portagioie e dolori dove nello specchietto si rifleteva tutta l'assurda malinconia che ci ha portato ad essere qui, soli, nell'immenso universo dove crediamo ancora di vivere. Ma dove viviamo, dove stiamo vivendo? Renditi conto, e dico conto per non dire calcolo, dobbiamo enumerare tutte le enormi sfide a cui quella donna ci ha sottoposto Jeremy. Domani andremo al mare, sfideremo le onde, fionderemo palline di caucciu' ai gabbiani, colpiremo il sole con la nostra pelle riflessa, ci riempiremo di sabbia e rancore. Dobbiamo andar via. Questo non è il nostro vero territorio, dobbiamo combattere contro le tempeste, contro le finte feste, contro l'atmosfera che ci soffoca e l'acqua che ci fa annaspare in un fetido buco nero di bollicine avvelenate. Dobbiamo lottare contro quella donna. La nostra Madre Natura è impazzita Jeremy, noi non ne facciamo parte, dobbiamo abbatterla.

Partirono i battelli oltre le coste d'avorio e quelle di smeraldo, oltre il lontano lido che andava al di là di ogni orizzonte.

La casa era lì vicino al faro. Un faro spento da anni, ti ricordi quando giocavamo intorno a quel faro? Ricordi, ricordi quando ci tenevamo per mano contando i nostri passi sulla sabbia?

Ogni chicco di sabbia era il nostro Dio. Adesso, cosa ci resta?

Il canto del gabbiano morì come le sue ali, cadde lì in quel punto del mare, un altro buco nell'acqua. Le città di notte si erano spente tutte era giunta l'ora di evadere e vedere altre forme di vita simile alla nostra. Forse lassu' in alto, vicino ad una stella lontana, sì, vicina e lontana. Mai erano state così a corta distanza tra loro.

Era la fine del mondo Jeremy.
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categoria: stracci di romanzo


lunedì, 28 luglio 2008

Se ci vogliamo, voliamo
Cercando l'inganno nel cassetto dubbio
L'asta si saluta e ti fa fare un salto
Di pala in galera (al fresco)
In fresca ma non rinfresca
Se ne infischia l'arbitro che non fa il monaco
Amaramente amare
Corroborare
Scommetto e corro a barare
Tombale, fare un terno alla lapide,
Tombola
Capita l'antifona, capitombola
Entrare nell'antro della Gioia Illuminami
Ma di mani umiliami
Schiaffeggiami
Forgiami e formaggino
Omaggino alla Gloria
Implora e castiga
Inter - Flora due a uno
il Trino dei desideri
Deridimi desiderandomi
Calpestarsi di colpo Appestarsi
Di fretta, fuggire, affettarsi un ritaglio di orologio
Ora
Et labora.
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lunedì, 21 luglio 2008

Quando l'ego gioca col Lego, costruisce mattoncini immaginari, castelli in aria frantumati da un piccolo uccellino viaggiatore, se più grande senti di essere dentro più piccolo diverrai agli occhi di chi ti guarda vicino, sei una miniatura ingigantita, la forza, la follia stretta tra le dita, impugna l'arco e scocca le ore, voleranno via come frecce in questo orologio disperso nel mare, galleggiando sulle onde come un tempo dimenticato, quale sia la ragione essa va via, si distacca lontana all'orizzonte, tramonta la ragione, sorge l'idiozia come una luna che sogghigna dietro a un monte.
E se tu volessi andare via, dico amore mio, tu volessi andare via, lascia scuoterci in questa balia, tutto affoga, tutto ha foga di bagnarsi, in acque salate che ci brillano la pelle, al sole, alle stelle.
Buttami via, io non ho necessità di questo infiammare, non sono un cerino, se voglio mi accendo sempre, buttami via, ma non smetterò di luccicare, non sono un anellino da portare alle dita, non sono un agnellino, sono cerbiatto e volpe, leone e tigre tra le foreste di questa enorme vita e posso andare via fiero, lontano lassu' come un'aquila inferocita.
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sabato, 19 luglio 2008

Amare è come una droga: all'inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto, come i drogati rubano e s'umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.

(Paulo Coelho)
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giovedì, 17 luglio 2008

Il biglietto era di sola andata. Partire per non tornare mai oppure per tornare male, per tornare a farsi male. Le luci dell'aeroporto erano nitide e si riflettevano sulla lunga pista di atterraggio. Ma non era il decollo infatti ad essere il piu' complicato, e nemmeno la caduta, la cosa piu' difficile di tutte è saper atterrare nel modo giusto. Mentre tranquillamente si osserva, lungo le strade tortuose di una costruzione elaborata, fatta di insegne e piccoli locali, gente seduta ad aspettare, orologi appesi alle mura, la voce degli arrivi e delle partenze, uomini col cartello appeso al collo con la scritta del nome che sta per scendere. Perché i nomi scendono dagli aerei. Quando stanno lassu' nessuno li ricorda. In volo siamo liberi, nessuno ci chiama, siamo liberi di cadere, di scomparire all'improvviso e nessuno si ricorderà il nostro nome.
Olga era seduta vicino al finestrino, guardava stupefatta le luci dall'alto, i suoi occhi brillavano, doveva essere una delle prime volte che prendeva il volo. Già, prendere il volo e lasciare la terra. Il pilota segnlava al microfono una piccola perturbazione, la gente si trastullava con giornali e chiacchiere, alcuni con la testa inclinata già sonnecchiavano. Chissà che i sogni non siano diversi in alta quota. Forse si sogna piu' forte. Un lampo.
Il biglietto era di sola andata.

[...]
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categoria: stracci di romanzo


giovedì, 10 luglio 2008

7 luglio

E' seduto lì, fissa il bianco muro incrostato di fuliggine, vecchio, antico blocco alla sua vista. Parla e rumoreggia frasi senza senso, alza la voce, si adira contro il nulla che gli si para innanzi, non capisce dov'è il cielo, non ricorda i capelli che carezzava alla figlia, è dimentico di lei bambina dagli occhioni grandi e impauriti. Rimane solo lì, a parlare al vuoto che rimbomba un eco di silenzio pieno di fantasmi.
Lei le sta vicino. E' grande ormai, cerca tranquilla le sue piccole cose, seduta su una vecchia poltrona dai fiori spenti, una volta, pensavo che fossero accesi da un un sole pieno di colore. Lo ascolta, fa finta di nulla, distesa chiama al telefono e all'improvviso piange.
Mentre fuori il cielo tende a calare verso sera, mentre tutto fuori scorre piano e dolcemente, mentre il sole cade all'orizzonte, mentre tutto cade e accade.
Passa una donna veloce imprecando davanti a quel divanetto, porta scartoffie tra le mani, cammina veloce, adirata, offesa, nevrotica apre un porta. Lei continua a sentire le lacrime scendergli sul viso mentre parla al suo lontano amato, continua a parlargli, la voce trema, come se il danno della vita in quell'ora esatta l'abbia colpita come un lama sferzante direttamente al petto. Parla e trema. Il padre urla nel vuoto. La madre indifferente e offesa.
E tutto cala, scende il sipario che chiude la giornata, un manto riveste la città illuminata, gli occhi si chiudono per un'altra notte di nuovi sogni. Forse. Forse sarebbero stati nuovi sogni. Gli incubi a volte scompaiono proprio quando chiudo gli occhi. Ed è steso adesso davanti a me, un velo, un velo non del tutto pietoso, ma che perdura, un leggero appannarsi, un leggero distaccarsi da una troppo cruda realtà. Lontano, la musica che ci fa ballare nelle notti d'estate.
Dimmi amore, dimmi.
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categoria: stracci di romanzo


giovedì, 03 luglio 2008

Piccolo proseguio

Ci siamo incontrati alla deriva di un fiume corrotto dalla sua stessa corrente, un qualcosa sembra essere andato storto e cerchiamo di aggiustarlo con sapiente astuzia del pensiero che dimentica i torti subiti, o almeno, riesce a fare finta, e se sì, se si potesse dimenticare tutto in fretta come il battito di una farfalla, e neanche delle sue ali ma del battito del cuore di una farfalla, adesso Carlotta, tutto sarebbe più semplice. Io ti chiamo con più nomi, perché tu sei tanto, io ti chiamo con più nomi perché tu sei tutte le donne che ho incontrato in precedenza messe assieme. Ma potrei un giorno dirti che forse ti chiamo con più nomi perché in realtà sei una delle tante, una qualunque, e forse ci sarebbe anche da sorridere sopra, sì, soprattutto sopra.

Sono steso sul mio lungo divano rosso a guardare il soffitto, ascolto il silenzioso ventilare del condizionatore appena acceso, sbatto forte le palpebre, cerco di sognare e di pensarti attraverso immagini e mi viene rabbia. I ricordi più belli belli a volte arrabbiano, perché non li stiamo vivendo più quei momenti e in cuor nostro sappiamo che non li vivremo mai più di nuovo. Ma ce ne saranno altri, adesso è tutto avvolto nella nebbia di una strana estate che non è più la stessa, ce ne saranno altri. Forse altri infinitamente più belli, ma chi può dirlo.

Le ombre del sole si stagliano sul giardino.
Le campane suonano l'ora e mi chiedo perché non suonino la nona sinfonia di Beethoven. Sono stanco delle ore contate, come se bisognasse attendere con ansia il proprio andare dall'altra parte della vita.

Il delitto era stato compiuto per mano tua. Non era una coltellata ma un'attrazione fatale a farmi perdere il sangue, era il tuo fantasma uscito da quella porta, mi hai fatto male tu. L'amore a volte fa male.
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categoria: stracci di romanzo


martedì, 01 luglio 2008

Primo di L'uglio

La morte è l'ultima a morire, della speranza non v'è carezza se essa sale e diventa asprezza e non s'apprezza il piccolo costo dei grandi prezzi usurati dal tasso che scava a cercare oro per pagare le conseguenze di un conflitto interiore di disinteresse quasi total, ma anche medium che legge la mente non scrive il pensiero, vaneggia e gode, borseggia come ragazzina al supermercato con lo zainetto Hello Kitty e tucchisei, si chiese la chiesa alla vista del divino, ma incrociamo pure le dita senza troppo essere pungenti mica siamo api Maya, magari azteche e cerchiamo miele, sale e fiorai sdolcinati con la torta di un compleanno già completato e contemplato, anni verdi e allora passiamo a tutta velocità, anni bui e accendiamo le luci, anni luce e sfidiamo le galassie. Siamo uomini, animali o cose, siamo gioie e salamoie.
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lunedì, 30 giugno 2008

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martedì, 24 giugno 2008

Non esistere esattamente alle tentazioni

Là, oltre l'almeno, tra campi di mucchi, nella valle del sé, in quella delle lacrime, lardi, nel monte della risata, nella cascata di applausi, lì, nel regno dei gesti praticamente agli antipodi, malaticci, patici, psichici, dove come molte accennato, a cena si mangiano giù i rospi per sputare fuori i principi, nella valle dei Re, soprattutto Mida che d'oro mi tocca, un tocco d'oro, un cocco di mamma, dove si usa il credibile per fare ciò che non si crede, incredibile ma vero, come proprio prendere uno salto in bocca, nella lingua levatrice di punte di saliva e di scesa, lù, dove non ballano i lupi ma cantano le pecore e chi dorme le conta, altrove da noi e ogni altra cosa, qui dunque, dove ci sognamo l'insonnia che ci fa restare a occhi chiusi, come se oggi non fosse sera, e infatti mica è giornata. Qua, come quando risorgono i morti per fare zizzanie in un giardino di cavol fiori, che zucca, che al caldo la mia camera ardente non mi lascia morire abbastanza nelle notti del selciato, o falciato dalla morte. Eppoi al di là di ogni cornetta, il cellulare, figlio di un telefono monozigote, un po' mignon, un po' mignott, stando come i casalinghi erotici alle porte delle masse, ma soprattutto delle massaie. Unitemi in gioia senza far di tutta una merenda un pacco a colazione. Sì, va là!
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