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Potrei essere per te come il vento per una barca,
Accarezzare la tua pelle come il vento fa con le vele,
Sospingerti nel mare del piacere come il vento
sospinge la barca nel suo viaggio senza fine,
Spingerti senza fretta fino all'apice del turbamento
come il vento, alla fine del suo viaggio
sicuro riporta la barca in porto.
"La vera autenticità non sta nell'essere come si è, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi".
Pedro Almodovar

LEAVING NEW YORK R.E.M.
È tutto tranquillo ora
E questo mi causa
Tutto
Richiamando viene
Una notte brillante
Sono ancora sveglio
Ho guardato avanti
Sono sicuro di averti visto lì
Non hai bisogno che io
Ti dica, ora
Che nulla
Può eguagliarti
Forse ti saresti messa a ridere se te lo avessi detto
Forse avresti nascosto una smorfia
Forse saresti riuscita a cambiarmi
Devo essere stato girato dall'altra parte
È più facile lasciare che essere lasciati alle spalle
Lasciare non è mai il mio orgoglio
Lasciare New York, mai facile
Ho visto la luce affievolirsi
Ora la vita è dolce
E quello che porta
Ho provato a prenderlo
Ma la solitudine
Mi logora
Giace sulla strada
E non tutto è perso
Ancora nei miei occhi
C'è l'ombra di una collana
Attraverso la tua coscia
Forse ho vissuto la mia vita in un sogno, ma giuro
Questo è reale
La memoria si combina e si frantuma come vetro
Futuro tormentato, dimentico che il passato
Sei tu, è ciò che sento
È più facile lasciare che essere lasciati alle spalle, mi sta distruggendo
Lasciare non è mai stato il mio orgoglioso cambiamento
Lasciare New York, mai facile, mi sta distruggendo
Ho visto la luce affievolirsi
La trovi nel tuo cuore, mi sta distruggendo
La trovi nel tuo cuore, cambiamento
Ti ho detto, per sempre
Che ti amo, per sempre
Ti ho detto che ti amo
Ti amo, per sempre
Ti ho detto, per sempre
Tu mai, tu mai
Mi hai detto "per sempre"
È più facile lasciare che essere lasciati alle spalle, mi sta distruggendo
Lasciare non è mai stato il mio orgoglioso cambiamento
Lasciare New York, mai facile, mi sta distruggendo
Ho visto la luce affievolirsi, cambiamento
Lasciare New York, mai facile, mi sta distruggendo
Ho visto la luce affievolirsi, cambiamento
Lasciare New York, mai facile, mi sta distruggendo
Ho visto la luce affievolirsi, cambiamento.

Provo a darci un taglio ma poi devo cicatrizzare le ferite del mio fermarmi a non pensarci, non ho perso la memoria, quella del passato la conosco a menadito, come battendo forte con il polpastrello su una persona a te fastidiosa, picchiandola solo con un dito, picchiandola come farebbe un picchio col becco, o forse uno russo, un picchio colbacco, a mente fredda oppure nella sua versione femminile che rimane sempre sulla punta della lingua, a menta fredda, i souvenirs del passato sono sempre accesi, un po’ flambé, un po’ osé e chi più ne è più ne sia, al contrario di chi più ne ha più ne metta come racconta il vecchio Rocco Siffredi. A memoria d’uomo, come tale che io sia, non ho mai dimenticato il passato recente, ho dato bensì uno sguardo al passato imperfetto che è sempre bene che sia così, poiché un passato perfetto credo non sia riconosciuto neanche dalla grammatica più perspicace. Così un po’ a vanvera, un po’ a vanfalsa, un po’ in maniera vana, un Po’ in Italia, un po’ in qualche altro stato di coscienza mi metto a meditare, facendo dello yoga un po’ il mio succo di frutta un po’ il mio angolo introspettivo. Cerco così di allontanare i cattivi pensieri, provo a pensare che solo i sordi non si sentono vecchi. Così come una pallottola cerco di non avere il contraccolpo di uno sparo che apre il sipario ai ricordi, faccio un po’ di bullet-time alla matrix, schivo le reminiscenze e schivo resto un po’ restio a tutto il resto. E a Restio, amico di fiducia, lascio la mancia.
Oggi è il matrimonio di un altro mio amico. E' arrivata all'improvviso la notizia come uno schiaffo sul viso. Forse, infatti mi ha fatto un po' male. I miei amici si sono tutti sposati ormai, rimango l'unico, spossato tra la singolitudine e l'incertezza. Loro si sposano, si accoppiano, si prolificano, tentacolano, invadono il mondo come nuove coppie, diventano triple e anche quadruple, si moltiplicano insomma come disse un personaggio famoso tanti anni fa. Io resto solo al buio della mia camera e mi chiedo perché non accendo la luce. Si rimane più soli che lune, più giornalieri e quotidiani piuttosto che notturni, la sera non ci sono più quelle bravate sortite, quel rumore di vetri infranti delle vetrine, vetrine assortite che piangono di solitudine perché infrante dall'amore di un mattone che le ha colpite la sera prima. Ecco, queste coppie poi all'improvviso scompaiono, diventano fantasmi di un'epoca già remota, ti accorgi che l'età dell'innoncenza è ormai finita e ti senti un po' colpevole del tuo stato di single, anche se vivo in Italia. L'Italia è uno stato single?

Una volta nacque il mare che bussò alle porte del sole nascente
Il sole impallidito di rosa uscì dalla pista del tramonto nel silenzio di uno schianto
La voce chiara del cielo lo rassicurò, il silenzio oscuro della notte lo calmò.
Un onda gioiosa gli portò l'attesa di un sorriso
Su quel mare, su quella spiaggia, nacque un fiordaliso.
Quel fazzoletto bagnato tra le tue mani, lo sai era mio. Quel fazzoletto bagnato tra le tue mani è scivolato nelle tue tasche furtivo come il freddo che ti colpisce all’improvviso in un pomeriggio d’autunno. Dopo che abbiamo fatto l’amore, l’hai preso con te. Ti prego ridammi quel fazzoletto. Ne ho bisogno ora per asciugare le gocce sul mio viso. Non lo stringere, non lo accarezzare, potrebbe sporcarti. Era mio quel fazzoletto, lo rivoglio indietro, ne ho bisogno, non fare proclami.
Ridammi indietro quel fazzoletto ho il raffreddore!
Come la voce sublime di un soprano
mi giunge l'eco di quel gorgheggio
e sento ancora vivo, quel fruscio
dell'onda che sfiorava la tua mano.
Risento i fremiti del vento che lambiva
di morbide carezze la tua pelle
il canto universale delle stelle
che il mare dondolava nella riva.
Riflesso nell'argento il tuo sorriso
la luna che contava i nostri baci
quelle vampate roventi come braci
tingevano di porpora il tuo viso.
Ed ora vorrei fare un acquerello
dipingere il ricordo sul mio letto
immortalarlo come un Raffaello
e conservarlo eterno nel mio petto.
Ma a malapena, dipingo le parole
e i miei colori, sono neve al sole.
Scritta il 30/03/2003
Qualcosa mi sfugge tuttavia, la singola parola non mi basta, cerco una parola che abbia capacità moltiplicative, una parola plurale per dirti solo con essa dieci dei miei pensieri, mille. Un solo vocabolo preso al volo dai miei occhi per dirti centinaia di definizioni. Vola via nonostante, uno sguardo forse basterebbe, forse riusciresti a capirmi senza aprire bocca, apri gli occhi, cerca di guardare. Ma ho un’espressione un po’ spenta, prova ad accendere le lanterne dei tuoi bulbi oculari e vieni all’interno dei miei sospiranti meandri. E’ una caverna tutta da esplorare, ecco, adesso vedo i tuoi occhi luccicare. Sarà brina, sarà gelatina, è Sabrina con una lacrima sul viso, ti chiedo perché lo fai, dimmi perché piangi di felicità, alla fine sono solo canzonette, canzoni fin troppo pulite, così nette, messe a manetta da un arresto cardiaco o sul letto per giocare all’amore, ore e ore, amo e ti pesco nel mare mia sirena, t’amo appunto, a tal punto dal finire cotto appuntino. E’ tardi vado via, qualcosa mi sfugge tuttavia, persa per strada, non t’ho più ritrovata, l’altra metà, l’altra mezza parte, partita, andata via, partita con un calcio di espulsione sul luogo del match, una zona reato d’aver colpito col dito nella piaga, d’aver colto nel segno di un prato disegnato da un artista un fiore, un colore femminile, ho colto una rosa, reato di avertela offerta perché profumava ancora di rugiada, perché era ancora splendida come una giada. Adesso mi genufletto e sgambettando vado via, chiedetevi voi come sia possibile.
Sono sempre stato un perdente, e nonostante il famoso detto occhio per occhio dente per dente non sono mai riuscito a vendicarmi a spada tratta, soprattutto non sono mai riuscito a scoprire da quale libro questa spada fosse tratta, ma questo si sa è un altro discorso che potremmo accantonare vicino alla portineria di fianco che ha delle curve anche ben messe. Come dicevo sono sempre stato un perdente, ma uno di quelli che perde perché vuol perdere perché non c’è più nulla da perdere o tutto quello che c’era da perdere ormai è andato perso, quindi io non ci perdo mai nulla. E’ un discorso claustrofobico sul conflitto interiore che vi è insito in me, un po’ come un url distratto, si è in sito in me. Che dire? C’è sempre un certo antagonismo tra agonia e agonismo, io annego fino al collo quindi non soffoco, sopravvivo nel mare delle mie perdite, magari un giorno chiamerò l’idraulico, è inutile continuare a fare goccia a goccia, sarebbe un plic plic inutile e irrisolvente. Un giorno questa situazione si capovolgerà e diventerà una enoizautis.
Notte: sarebbe bella fatta di note, una notte di note, quelle suonate, cantate, di quelle notti mai dimenticate, mai ascoltate, di dita fragili che compongono melodie su tastiere d’asfalto nude, setose, da scivolare con i polpastrelli lungo tutte le curve morbide e sinuose e insinuanti dentro me.
Notte di note e di pelle che sfiora pelle. Sento una melodia a me chiara nella notte. Udito. Ascolto questa notte mi lascio cullare, è una ninna nanna, una strana armonia, un’armonica a bocca e che bocca. Arrivo da te tardi mia notte. Ti do il bacio della buona notte, le mie labbra si fanno luna davanti a te. Ti accarezzano le stelle, ti gongola la luna, languida mia notte scendi sempre su di me. Sei la mia amante, la mia consorte, sei la mia consolatrice dopo ogni giorno, ogni notte ti sogno o mia notte.
Oggi è già venerdì e io no. Mi sono dato al fumo già da stamattina, volevo darmi a una donna ma essendo mobile non ho avuto il coraggio di aprire il comodino, allora frustrato ho acceso una sigaretta e la stanza si è illuminata di nuvolette bianche di fumo che mi hanno accerchiato. Ho cercato di divincolarmi ma l’atto è stato vano come quello di un auto in fiamme. Affumicato ho cercato di farmi colazione ma non ero abbastanza cotto a puntino ero piuttosto cotto a virgolino e tutto ciò non mi soddisfaceva e anzi come cannibale dei miei fumi non si affaceva alquanto. Ho aperto una finestra i fumi sono volati via, hanno rincorso una sbronza della sera prima, hanno rincorso anche i fumi dell’alcool. Sono saliti lassù nel cielo hanno disegnato un polmoncino a forma di cuore trafitto da una sigaretta. Mi sono innamorato per un attimo della prima ragazza che ho visto passare per strada, correva, ha lasciato una scia di fumo dietro di sé prendendo la macchina, mi ha inquinato il cuore, mi sento intossicato, ed ecco, tossisco, tossisco. Il fumo fa male ma anche maialino e come dice la pipa dentro di sé: "Tutto è andato in fumo".
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Voglio scrivere di un battito d’ali che si frantuma tra le mie labbra,
Voglio scrivere di due gocce simili che s’incontrano nella pioggia,
Di quattro labbra e due bocche che si avventano l’una sull’altra,
Di un rumore flebile che solo il silenzio sa accogliere.
Un bacio, un debole inspirare, respirare, sospirare.
E’ stato un istante come un battito veloce delle ciglia
E’ stato un istante come un battito veloce del cuore,
Certo amore, adesso ti bacio e voglio che sia solo un attimo,
un attimo perpetuante che trattiene il sospiro in eterno.
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