E' passata una settimana e non odo augelli far festa, non che sia stata una tempesta, anche se un po' quieta, calma, tranquilla e maldestra. E forse il mal l'avverto a sinistra e non è messeri un cruccio politico, è un batter lento e discontinuo di un cuor che galleggia, come il gallo che aleggia perché ha le ali e volteggia, ma a me sembra signori, che non mi dispiacerebbe in cotali periodi affogar che tanto dolce appare a poeti e sprovveduti senza salvagente che non sanno nuotare.
E' bello il profondo, forse meno bello vedere il fondo, ancor peggio se allungo un dito per toccarlo e che non sia che mi si porti una pala per scavarvi oltre. Così rieasanimo questa zona azzurra, tra mille bolle blu e se telefonando potessi dirti addio lo farei, ma non mi ricordo il numero e neanche più chi tu fossi. E tra i vapori di un mar che bolle, appunto sulle bolle io salgo e cerco di volare sempre più su, sempre più in alto per diventare un piccolo puntino luminoso lontano.