E tornato a casa la sera di quel tardo pomeriggio, altrimenti appunto non era sera, impazzì. Sapeva che aveva superato alcuni esami, tra cui anche quello famoso di coscienza, quella che inizia per “a” e finisce per Zeno, che fa rima con conoscenza ma non si adopera ad essere cofantascienza. Nonostante fosse ormai, or sempre, or ora, per terminare quella lunga lista di esami da svolgere sentiva di non essere del tutto felice. Mancava sempre qualcosa, mancava la luce, andava via la corrente, anni fa era mancata la nonna e mio zio fu mancato da una pallottola durante la guerra. E il tempo scappava sempre via a braccetto con lo spazio, infatti non c’era mai tempo, era un dannato fuggitivo anche lui, amante dei grandi spazi e della velocità della luce che lei sola riusciva a fermarlo.
Ti senti giudicato durante quelle ore. Ti senti giudizioso. All’improvviso ti paralizzi come una pianta, vieni colto dall’ansia e dalla dimenticanza, due ottimi fattori che lavorano part time nel campo dei sentimenti prolissi. Poi ti riprendi come se ti fossi appena lasciato andare, ti riprendi per paura di cadere nello sbaglio e fare splash. Sembrava che le ore e i giorni fossero contati. E di fatti il calendario ha sempre timore che un giorno arrivi la sua fine e l’orologio gira sempre su stesso perché non ha il coraggio di tirare dritto. Distorsioni. Ed io quella sera tornato a casa impazzii. Mi distesi sul letto e alzai le gambe per non farli sentire arti inferiori (cit.).
Chiunque tu sia entra
c'è ancora un po' di spazio in questo posto
e anche se non troverai amore in me
posso sempre imparare a fingere
Nessuno farà strada al sole
il mio cuore ormai è di pietra
nessuno sarà la carezza
che ho sognato per te
Se la distanza è così lontano
e il pensiero certezza
che si aggroviglia nella testa
come un mistero in controluce
come blu che non esiste
Tutto quello che trema non cade
il cielo divora il cielo all'imbrunire
tutto ciò che sanguina non può morire
questo amore divora il tuo amore
fino alla radice.

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