Pane al pane, vino al vino, sodo al sodo, burro al cacao e allora cospargiamoci di questa dolce e attaccaticcia sostanza sulle nostre pelli che non siano indiane perché già rosse dalla timidezza presa dal bacio del sole del lontano, lontanissimo, praticamente remoto far-west. E diamo a Tizio ciò che è di Caio e anche quello che è di Sempronio e Asmodeo (un mio amico) e che tutti costoro diano a me tutto ciò che è loro. Che sia l’oro sarebbe luccicante nonché appagante in termini economici, ma smettiamola di fare di tutto un cesto una carovana e andiamo avanti, a Vanti, lontano, lontanissimo, remoto paese inesistente, andiamoci avanti ma sempre ponendo le mani semmai è detto che il sole sorge a ponente? Semmai è detto? Sembra che sia stato detto. Deponiamo allora le armi, nonché le uova, come chiocce disperate che alzano la piuma bianca al grido di “peace” “stop” e “Rolling Stone”. Sì perché ci piace ascoltare la musica mentre i papi muoiono, se ne fanno altri e quindi risorgono, sì perché ci piace quando un governo cade e si rompe l’osso del nano, sì perché ci piace l’idea, l’Ikea e tutto quello che ci fa sesso. E perché, perdinci e dindirindina, e per dunque e alquanto ma anche sennò e oltre tomba. Perché oltre tomba non c’è più sciatore che tenga e nemmeno un alpinista che riesca a reggere l’insostenibile leggerezza delle valanghe. E qui casca il mondo e tutti giù per terra, ma casca anche l’asino che alcuni dicono di aver visto volare e allora apriti cielo! Apriti senza che debba bussare, fammi sbirciare nel buco della serratura voglio intravedere uno squarcio di paradiso e le palle di Zeus. Gli Zebedeus…