Tan Dream

I sensi insensati
mercoledì, 29 giugno 2005

Paglia e ghiaccio

Avete voi forse paura di me? Avete voi forse paura del lupo mannaro e del gatto scimmia? Avete forse paura del mannaro nelle notti di sole alto che torni uomo a mia immagine e a sua somiglianza? Avete voi del forse e del se? Del come e del quando? Del perché e del per come? Per come la vedo io, abbiatene paura tutti. Perché la vita è breve ma la cinta potrebbe esserla di più. E la fune potrebbe spezzarsi, soprattutto a giocarci col fuoco. A tirarsela la fune si spezza, i cordoni ombelicali sono più elastici e si resta come acrobati a guardare la vertigine del mondo, in vita. Dall’alto della mia esperienza nulla sembra essere dovuto al caso. Ma tutto potrebbe essere voluto dal caso, qualunque e chiunque cosa viene tirato in ballo, in questa vita a danzare, ballando sul mondo, trotterellando sulle stelle, zoppicando negli occhi tuoi. Il caldo mi sta dando alla testa anche se io non gli ho chiesto mai nulla e scrivo al caso, per risolverlo, un caso ancora irrisolto, quasi irrisorio, una vita appesa al caso. E forse non fa al caso mio. Tutto capita per caso, tutto viene e tutto va, nulla si crema e tutto si spalma, ma chi siamo e dove stiamo andando e soprattutto perché non rimaniamo fermi, come Enrico, ad inventarci qualcos’altro. Non vorrei essere lapidario, e chi non ha peccato che mi scagli la prima pietra e poi vada a cogliere la prima mela e se poi mi ama mi segua anche, spia che non sei altro. Questa forse si chiama pazzia, ma anche se vuoi un po’ di allegria. E nei campi di grano, al sole d’estate, forse anche allergia. Domani andrò a camminare sulle acque, per fare tanti buchi. Splash.
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lunedì, 27 giugno 2005

Oltre ai corsi serali bisognerebbe istituire i viali mattutini e le vie pomeridiane.
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mercoledì, 22 giugno 2005

Tra le acque del pescato

Mi sono rotto le acque, adesso sono una cascata che si è fatta anche male. Nel bagno di folla di ieri l’umidità era a livelli preoccupanti. Ma adesso ti rompo un po’ il ghiaccio, lo sento già scivolare. Tanto ormai è già acqua passata e tu non hai idea di cosa sia un saltimbanco. Neanch’io. Forse qualcuno che salta sul banco per paura di essere travolto da un’ondata di emozioni. Mi raccomando acqua in bocca e attenzione a non soffocare. E’ pericoloso giocare col fuoco ma io ho maggior paura a farlo con l’acqua alla gola rischiando di affogare e poi chi mi salva tra le onde? E se muoio? Finisco tra le baraonde?  Inutile tirare acqua al tuo mulino quando un mulino non ce l’hai, perché ormai è già diventato grande, hai il mulo ma non te n’eri accorto. Neri accorti di essere immigrati violentano e rischiano castrazione chimica (news). Adesso ho l’acquolina in bocca e credo che l’ingoierò.  Poi proverò a sputare il rospo ma mi raccomando spostati, a volte possono essere velenosi, esattamente come le parole. Poi prenderò una doccia come dicono gli inglesi. Forse a rivenderla potrei guadagnare del denaro liquido… e qui mi fermo che si sta bagnando tutto.
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lunedì, 20 giugno 2005

Le mie incoinsistenze

Come gomma lacca ad attraversare il palato
scavare sgominando sgommando quel selciato
tra l'umido e il sapore del profumo, dell'odore
avverto ad averti nella tua consistenza
con insistenza nella tua esistenza
estinguimi le fiamme ardue addosso a me
bagnami ad asciugarmi dondolando d'onda
tra la tua schiuma e la mia pietra in me,
incudine dolce a infierire fiera dentro te.

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sabato, 18 giugno 2005

Il mondo è atto e impronta, spasmo e macchia, pensiero e parola, nutrimento e sport. La somma di due gesti, due facce di una moneta e naturalmente un terzo incomodo (Jean Claude Van Damme secondo Umberto Eco) . L'uomo scopre se stesso e scopre tutto ciò che gli ruota intorno. Va di qua e di là, gode, si immerge, respira ma non si accontenta di respirare, di riflettersi nell'acqua. Allora grungnisce, grugnisce a lungo, finché il suo grugnire sfocia nella parola. Prima di questo momento l'uomo ha avuto molti linguaggi ma la parola è più del linguaggio: la parola è amuleto, mito enigma. La parola è distanza, trappola, castigo. La parola è limite, lucidità superbia. Ma soprattutto la parola è gioco. Il linguaggio è uno degli sport più complessi che l'uomo abbia inventato e la parola è la palla ufficiale di tale sport: il più violento di tutti. Nella razza umana ci sono due sensi atrofizzati: il senso comune e quello dell'umorismo. Questo difetto di fabbricazione ci induce a pensare che il cinema sia un'arte e il golf uno sport. La filosofia ha introdotto nell'uomo la tristezza, la letteratura la noia e la storia l'importanza (la qualità più abominevole).

Credo nella poesia, so che questa lucidità, se usata bene, ci rende più intensi.
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giovedì, 09 giugno 2005

Blocchi autostradali

Interruzione temporanea per manutenzione delle parole. Per loro stessa ammissione di inconsistenza, qui in codesto loco, prendo parte a pause di fluttuazioni temporali. Un giorno, tre, 24 mesi. Mi metto a ritagliare spazi di tempo e incollarli sulla velocità della luce. Perché è alla luce dei fatti che ci si vede, al buio dei fatti non saprei.
Stendo le parole ad asciugare, troppo bagnate e contaminate, minate, esplosive, umide. Sa tutto un po' di vecchio e stantio. Saluti veloci, perché il mio è un andare veloce per un ritorno altrettanto.

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martedì, 07 giugno 2005

C'era lacca

E non c’è più ragion d’essere e tessere
Quelle che formavano il mio disegno
Intarsiato in una foglia appesa
A cucire e ricamare la fibra del mio passo
Leggero lungo questa sopravvivenza.
 
Stramazzo e cado mollemente
Rotolando come un dodecaedro
A sbattere le palpebre sul cuscino
In rimbalzo e con salto elastico
tende avanti e indietro
in un cuore deformabile
a morire librato e sospeso.
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sabato, 04 giugno 2005

Scusate l'intromissione dei peccati

Te lo leggo in faccia che c’hai scritto godo ma son vergine, e non mi guardare così mentre sei seduta, comoda, maiala, a fare i tuoi porci comodi. Sei una gatta e come tale sgaiattoli via sempre, mi scappi come la pipì ma non vai mai in bagno. Dimmi dove vai e forse ti dirò chi sei, perché io non so chi sei e neanche chi sette chi otto e così via, ma anche strada facendo. Sei un essere immondo forse? Sei un uomo metà donna e metà donna? Sarai mica la Venere di Milo? Manara? Ho visto donnaioli che inseguivano donnole ieri. Una cosa allucinante. Direi allarmante. Dicono che l’uomo sia cacciatore. Lui le caccia, loro scappano. E poi vallo a dire all’amante, vai, vallo ma anche valla e valle. Ma a monte o a valle prima o poi tutto risale a galla. Come il famoso pollo femmina che camminava sull’acqua: la galla. Che poi se piccola potrebbe essere la gallina dalle uova d’oro e dalle orecchie a sventola. Adoro Jumbo per la sua capacità di spiegare le orecchie senza dire nulla. E tutto questo non vuol dire niente ma neanche tutto. E’ un pourpourri di tutto un po’ per riprendere il filo del discorso che mi si è slacciato sulle scarpe facendomi inciampare lungo il cammino delle parole perdute. Se mai dovessi perdere il filo, con che cucio le mie parole? Non sono sarto, e neanche cuoco, ma adoro aggiungere un po’ di piccante. Tutti in fila per due, in fila per ore a fare la fila, e chi fa il filo alla ragazza della porta accanto invece di tentare più in là, chi si infila nel traffico, chi fila via, chi tesse, chi ti si fila, chi ha la sifilide, siamo tutti fili di un Dio minorenne.
postato da tandream alle ore 04/06/2005 16:31 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 04 giugno 2005

Strada portami via

Oggi sei caduta dalle nuvole,
Adesso sei proprio uno schianto.
 
Un silenzio tremendo
Mi parla di te.
 
Voci camminano sulle mie mani
A urlare ciao ciao.
 
Forse un giorno i nostri occhi
Saranno in linea retta
A incontrarci con le dita
A incrociarle agli angoli delle bocche.
 
Sta morendo il vocabolario
Ha un’agonia di parole non scritte.
postato da tandream alle ore 04/06/2005 10:30 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 02 giugno 2005

A calcolare la velocità del buio

Al cuore della notte non si comanda

Quando scende dalle scale in punta di stelle

Ti avvolgi nelle sue coperte trapuntate

Di punti luminosi e grossi gomitoli

Come appesi al filo della luna

Cercando di arrampicarsi per toccare

Con un occhio il cielo

Mentre intorno gira la testa

Nel silenzioso buio incandescente

Discinto tra le lenzuola e la tenda

A toccarti tentar non nuoce.

Mi addormento nella tua fronte

A scivolare tra i capelli.

A contare la velocità del buio che scorre

sopra e sotto di noi.

postato da tandream alle ore 02/06/2005 09:37 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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