Occhi rossi a sanguinarti addosso sulla pelle candida, covo e tormento quella pelle. Occhi a penetrare oltre la finestra, attraversarla, dare spazio alle incongruenze mentre il resto cola a picco. Piccola non lasciarti andare a cadere verso il basso, vedrai, troverai un altro più alto e lo saprai amare. Sposare l’idea e far nascere un pensierino, farlo cantare dalla tua bocca, come se fosse un incanto, intanto ti do il mio lascia passare, entra pure dentro di me e violentami i sogni.
E’ un colpo messo a segno ben bene, un pugno nello stomaco, un rovescio del temporale, una sberla a tradimento. Gli attimi sono tamponati da istanti ingrigiti, istantanee invecchiate all’improvviso, quei tuoi ricordi sbattuti in faccia come uova marce, uova ad andatura sostenuta, le tue marce nuziali, riso buttato fuori dalla chiesa, lacrime e cordoglio lasciate dentro. Paura e codardia in quella tua voce e malinconia o male in fonia, quel tuo suono appena sussurrato, "Dove sei?"
Non capisco queste frasi forse c’è da farsi qualche cosa, forse troppo tempo sono stato lontano a piangere, e più che l’ontano, larice piangente e narice ad asciugare. Già mi raffreddo come se fossi condizionato, condizionato dall'aria che tira.
Templi antichi e dimenticati, forse è la fine, forse è la fine! Ma appena senti di essere appeso ad un filo diventa sarto e impara a ritagliarti i propri angoli di vita, esattamente intorno a te.
Sa di come se fosse coma
quel tuo dormire che acclama
siccome la notte scorsa
scorsa di vista ma persa
d’altronde la rosa
che prima fu margherita
dei resti tuoi la terra
non è mica che voli via
neanche vali ma veli
veli quel viso amica
a vestirti troppo gli occhi
e la luna e la tutina
quel travestimento che indossi
se io fossi o sono paradosso
ci prendi in giro
e ti gira la testa
a volteggiare le spalle
alle volte io penso
che tutto è un segno
del destino che insegna.
Essenza filo mi perdo.

Quando i cuori vengono spezzati e tu con la mente culinaria hai appetito e fai gli spezzatini d’amore, quando sei cotto ma proprio cotto, cotto a puntino e stracotto neanche fossi Rovagnati, cotto a puntino e a capo e poi volti pagina, fai il voltagabbana, compri tutto quello che puoi di Dolce, Dolce e Gabbana, ad inseguire la gabbiana fuggita dalla gabbia per le allodole, investi tutto per una macchina e poi vieni investito dalla stessa e cambi abito, cambi vestito perché se il monaco non fa l’abito e l’abito non fa il monaco vuol dire che nessuno dei due è sarto e tanto meno stilista. Io ho forse poco stile ma mi arrangio a stilare, stirare, sterrare cadaveri dall’armadio, appenderli sugli stendi panni e chiamare la polizia, perché certo ci vuole un po’ di pulizia a casa dell’omicida seriale, quello che uccide a puntate e se la cava sempre, se la cava e se la scava la sua fossa piano piano, praticamente un grattacielo, dieci piani di morbidezza, un cielo con il prurito, la piuma che solletica il piede, quello che ti solletica il palato, impalato, fermo ad aspettare, spettrale come la regina nel suo castello di fantasmi a ripetere spettro, spettro delle mie brame…
E sono partito da quando e sono arrivato a brame, adesso non mi resta che venire al punto .

Se partire è un po’ morire partorire è sicuramente un nascere molto. Allora se parto e muoio un po’ chi verrà al mio capezzale? Che poi sono due: i capezzoli. Ma se dovessi partorire chi allatterà i miei figli se partorirò partendo? Ed è qui che nasce il presupposto che la vita in fondo non è tutta da vivere ma è anche a volte un po’ morire qua e là a seconda di dove ti muovi e di come ti muovi. Ritornare nuovi, appena comprati da un negozio, senza garanzie a vita. Se ti rompi potresti riciclarti nella Rinascente, la famosa catena della reincarnazione delle dita dei piedi, ma anche di tutto il resto. Credo che da ora in poi, ma anche da minuto in avanti e nonostante pensi che il mio orologio vada indietro, qualcosa è cambiato. Chiuderò un occhio aprendo questo blog, esattamente come Polifemo faceva con la Bibbia, insomma, scriverò un po’ alla cieca. Quella bella ragazza slovacca.
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