Tan Dream

I sensi insensati
venerdì, 30 settembre 2005

La mia mano è stor dita

Occhi rossi a sanguinarti addosso sulla pelle candida, covo e tormento quella pelle. Occhi a penetrare oltre la finestra, attraversarla, dare spazio alle incongruenze mentre il resto cola a picco. Piccola non lasciarti andare a cadere verso il basso, vedrai, troverai un altro più alto e lo saprai amare. Sposare l’idea e far nascere un pensierino, farlo cantare dalla tua bocca, come se fosse un incanto, intanto ti do il mio lascia passare, entra pure dentro di me e violentami i sogni.
E’ un colpo messo a segno ben bene, un pugno nello stomaco, un rovescio del temporale, una sberla a tradimento. Gli attimi sono tamponati da istanti ingrigiti, istantanee invecchiate all’improvviso, quei tuoi ricordi sbattuti in faccia come uova marce, uova ad andatura sostenuta, le tue marce nuziali, riso buttato fuori dalla chiesa, lacrime e cordoglio lasciate dentro. Paura e codardia in quella tua voce e malinconia o male in fonia, quel tuo suono appena sussurrato, "Dove sei?"

Non capisco queste frasi forse c’è da farsi qualche cosa, forse troppo tempo sono stato lontano a piangere, e più che l’ontano, larice piangente e narice ad asciugare. Già mi raffreddo come se fossi condizionato, condizionato dall'aria che tira.

Templi antichi e dimenticati, forse è la fine, forse è la fine! Ma appena senti di essere appeso ad un filo diventa sarto e impara a ritagliarti i propri angoli di vita, esattamente intorno a te.

postato da tandream alle ore 30/09/2005 11:19 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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venerdì, 23 settembre 2005

Senza filo

Sa di come se fosse coma

quel tuo dormire che acclama

siccome la notte scorsa

scorsa di vista ma persa

d’altronde la rosa

che prima fu margherita

dei resti tuoi la terra

non è mica che voli via

neanche vali ma veli

veli quel viso amica

a vestirti troppo gli occhi

e la luna e la tutina

quel travestimento che indossi

se io fossi o sono paradosso

ci prendi in giro

e ti gira la testa

a volteggiare le spalle

alle volte io penso

che tutto è un segno

del destino che insegna.

Essenza filo mi perdo.

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categoria: poesia, forse


martedì, 20 settembre 2005

Ormai ho perso il seno

La sfortuna mi perseguita in maniera inesorabile da quando la fortuna è diventata cieca. Non che volessi fuggire, pensavo che prima o poi l’avrei trovato l’asso nella Manica a forza di viaggiare per mare e per more. Adesso mi accorgo che sono meglio le bionde, soprattutto quando fanno tanta schiuma, quella buona birra che si trova solo in Germania. Che mania. Che manina, bambina dammi la manina. Ecco perché potrei essere maniaco. Perché io chiedo subito la mano della sposa e poi magari in un atto di inconsapevolezza la trancio, perché a me interessa soprattutto il resto, quello che si dimentica di darmi sempre il cameriere e poi pretende anche la mancia. Ed io che volevo scrivere poesie, e dio chissà se iddio le scrive le poesie. Credo che inizierò a prendere lucciole per lanterne andando a baldracche nel buio della notte. A volte ti trovi rinchiuso tra quattro mura che ti separano e alle volte, se crollano, ti seppelliscono. Un po’ come le risate che possono caderti  tutte addosso all’improvviso, un po’ come le lacrime della pioggia. A volte sorride anche il cielo e piovono di quelle risate, sorrisi, occhiolini, tutti a forma di arcobaleno e non è detto che seppellirsi sia necessariamente un fatto negativo. Seppellirsi a crepapelle è divertente. Che brividi.
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categoria: tandream


venerdì, 16 settembre 2005

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martedì, 13 settembre 2005

Nessi illogici

Quando i cuori vengono spezzati e tu con la mente culinaria hai appetito e fai gli spezzatini d’amore, quando sei cotto ma proprio cotto, cotto a puntino e stracotto neanche fossi Rovagnati, cotto a puntino e a capo e poi volti pagina, fai il voltagabbana, compri tutto quello che puoi di Dolce, Dolce e Gabbana, ad inseguire la gabbiana fuggita dalla gabbia per le allodole, investi tutto per una macchina e poi vieni investito dalla stessa e cambi abito, cambi vestito perché se il monaco non fa l’abito e l’abito non fa il monaco vuol dire che nessuno dei due è sarto e tanto meno stilista. Io ho forse poco stile ma mi arrangio a stilare, stirare, sterrare cadaveri dall’armadio, appenderli sugli stendi panni e chiamare la polizia, perché certo ci vuole un po’ di pulizia a casa dell’omicida seriale, quello che uccide a puntate e se la cava sempre, se la cava e se la scava la sua fossa piano piano, praticamente un grattacielo, dieci piani di morbidezza, un cielo con il prurito, la piuma che solletica il piede, quello che ti solletica il palato, impalato, fermo ad aspettare, spettrale come la regina nel suo castello di fantasmi a ripetere spettro, spettro delle mie brame…
E sono partito da quando e sono arrivato a brame, adesso non mi resta che venire al punto .

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categoria: tandream


sabato, 10 settembre 2005

11 Settembre

postato da tandream alle ore 10/09/2005 23:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 10 settembre 2005

Io sono lo spettro dell'eroe romantico, un pò lunatico e disperato,
mi sento come una campana crepata che fa rumore ma non suona.
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venerdì, 09 settembre 2005

Chanson du fou

E’ una virgola che vola vergine sul foglio rosa del tuo prato.
Vola via, su chissà quale strada, quale via, non certo questa,
lungo la scia e lasciala andare via.
Che sia l’amore disincantato o incantato
o quello cantato non conta alla fine dei conti…
mia chiara principessa delle dolci acque in cui ti specchi.
Uno spicchio d’aglio a farmi lacrimare,
è un taglio,
è nel taglio dei miei occhi
che scende la lacrima rosa.
Morbosa la mia lingua s’avventa a raccogliere il fiato,
quando il soffocare diventa insopportabile.
Ti porterò, ti porterò pertanto tanto tempo
nei miei ricordi, chiunque tu sia, che vuoi che sia.
Chissà tra un tramonto e un altro,
un tormento e un buco all’orizzonte, dove possa vedere
e osservare cosa ci riserva il futuro.
Ho desiderio di rubarti il destino, un furto futuro…
dove andrai senza più destino?
Nel cestino delle carte accartocciate
a rivestirmi di presente.
postato da tandream alle ore 09/09/2005 14:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: poesia, parole sognate


mercoledì, 07 settembre 2005

Disincantevole

 



Non ho più un briciolo di cuore, sbriciolato piano come il pane, pan di stelle e la luna a colazione, è avanzato poco a poco, pacatamente rincantucciato nella sua gatta buia, la gatta della notte che mi asfalta il fiato e il respiro quando sogno a bocc’aperta a cercare un bacio fantasma, ad aprirmi il cuore a cercare l’ago, la punta della freccia come nel pagliaio è dura, in fondo molto in fondo giace quella punta. La dritta via mi era di nuovo sfuggita, a chiamare ora sto l'ufficio della via smarrita.

postato da tandream alle ore 07/09/2005 13:45 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: parole sognate, tandream


sabato, 03 settembre 2005

Se partire è un po’ morire partorire è sicuramente un nascere molto. Allora se parto e muoio un po’ chi verrà al mio capezzale?  Che poi sono due: i capezzoli. Ma se dovessi partorire chi allatterà i miei figli se partorirò partendo? Ed è qui che nasce il presupposto che la vita in fondo non è tutta da vivere ma è anche a volte un po’ morire qua e là a seconda di dove ti muovi e di come ti muovi. Ritornare nuovi, appena comprati da un negozio, senza garanzie a vita. Se ti rompi potresti riciclarti nella Rinascente, la famosa catena della reincarnazione delle dita dei piedi, ma anche di tutto il resto. Credo che da ora in poi, ma anche da minuto in avanti e nonostante  pensi che il mio orologio vada indietro, qualcosa è cambiato. Chiuderò un occhio aprendo questo blog, esattamente come Polifemo faceva con la Bibbia, insomma, scriverò un po’ alla cieca. Quella bella ragazza slovacca.

postato da tandream alle ore 03/09/2005 11:49 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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