Tan Dream

I sensi insensati
venerdì, 30 dicembre 2005

Ne abbiam fatto di danni

Ormai cosa ci resta
Di questo anno di festa
Se non case di dolore
E stimmate alle mani
Forse castelli di torpore
Affastellati tra i reclami
Risalendo sopra i piani
Tra scalette a chiocciola
dove il ricordo scricchiola
Ad ogni passo fatto indietro
La memoria si sbriciola
Sulle idee versate e rivissute
S’arrende lo scrittore stanco
Inclina il volto,
s’addormenta sul banco
La nebbia è adesso negli occhi
Il sangue è rivolo sulle dita
A firmare l’ultimo foglio
Che cade leggero e sporco
sferzando l'ennesimo taglio.
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giovedì, 29 dicembre 2005

Meglio offrire che soffrire. Meglio arrostire che friggere di rabbia. Meglio carne che pesce. Meglio donare che perdonare. Meglio andare a mare che amare, ci si spiaggia di più. Sii dolce ma non sdolcinato e se proprio ci sei nato metti un po' di amaro in bocca. Meglio darsi da fare che fare solo affari o aver un gran daffare, meglio ancora avere un grande affare e non necessariamente tra le gambe. Non sbeffeggiare, non sbuffare e non darla a bere, ma non mandarla neanche giù. Spunta invece di sputare sul piatto altrui, l'erba del vicino non è più buona è solo apparentemente più verde. Non imputare, ne tanto meno amputare, non tagliare la testa al toro se credi sia cornuto, perché non devi solo crederlo, infatti lui lo è. Non essere negligente, sii intelligente ma non dirlo alla gente. Se ne accorgeranno da soli. Resta in sospeso, rimani appeso quando puoi, ma non pensare troppo, non essere apprensivo, andare soprappensiero è un lusso di pochi, tu non farlo. Se sono sospeso o se ho speso la mia leggerezza per appesantirmi con il peso dell’essere non disturbate. Non vendere l’anima al diavolo, vendi i coperchi che lui fa solo le pentole. Non cucinare in vano, cucina in cucina. Non mangiare il cibo altrui, condisci il tuo cervello con ciliegine sui neuroni, non insistere, astieniti un istante. Datti una mossa, scuotiti, fai come la lampo, sii zip, fai l'attimo fuggente, non coglierlo. Non rintronarti, sii tuono, tuonati, fai sentire la tua presenza. Stonati se proprio vuoi cantare stonato. Non intonare i tuoi vestiti al colore delle pareti, in quel caso intonacati. Non arrenderti all'evidenza, metti in grassetto le cose e sottolinea quelle più importanti. Non rinchiuderti tra parentesi, sii come un libro aperto, le tue idee devono essere trasparenti, ma non necessariamente trans parenti tra loro.
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mercoledì, 28 dicembre 2005

Gli ultimi danni

Perché pensi che dovremmo continuare a soffrire in silenzio? Non credi sia meglio urlare tutto il nostro ego enorme buttando via dalla bocca tutte le imprecazioni sul mondo? Perché quando soffri è tutta colpa del mondo esterno vero? Egoista. Ti piace prendertela con lui, urlando e imprecando contro di esso e contro tutti ed invece il vero problema è dentro di te. Solo che pure quello magari è sbagliato. Bisogna anche scegliersi il problema più adatto a noi. La depressione è davvero egoista, troppo.
Bisogna avere un ego enorme per essere depressi.

"Poichè ciò che a te appare cristallino e per me è sacrosanta verità, ai più è come fumo negli occhi, assistiamo ogni santo giorno alla beatificazione di codesta depressione che altro non è che sfoggio del proprio dolore."

 

"Il dolore dell'animo è un dono prezioso, va centellinato, vissuto in maniera intima e risolto. C'è chi ci muore, c'è chi si perde, alcuni impazziscono, i più dimenticano, pochi apprezzano. E' il primo vero spartiacque."

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sabato, 24 dicembre 2005

Fori

L’indifferenza fa la differenza, tra offrirsi e dare, darsela a bere e offrirsi, versarsi un buon bicchiere, versarselo addosso, macchiarsi del peccato e poi smacchiarsi a mano, con la mano che perdona, o quella che ti porta il dono, la mano che ti dona, il vestito che invece stona, con quel cappello che non ti dona, regalati una pausa, concediti un'inversione di marcia, quella mela troppo tempo appesa all’albero: marcia. Marcia sulle strade, strombetta Jingle Bells, canta e conta i passi, non ricadere nel baratro, riconcediti al peccato, mantieni salda la fermezza, salda i debiti, salta gli interessi, ma se t'interessi, cosa c'è d'interessante? M'interessi? Mi mentiresti? Diresti bugie a Natale e a Capodanno sarai Pinocchio? Mantieni la linea, reggi i quadri, sopporta il soqquadro, tieniti calmo, il caos è solo un caso, un caso è solo se isolato. Non deludere il prossimo come non vorresti deludere te stesso, non eludere te stesso dagli altri come gli altri non eluderebbero te, elogiati e non crocifiggerti, per questo c’è tempo fino a Pasqua, adulati una volta adulto, non adulterarti da bambino, non alterarti, non diventare più alto di quello che già sei, non diventare più basso di quello che già sette: i sette nani. Mortifica le feste o cerca di ravvivarle ma fai sempre qualcosa che ti rendi interessante. Misterioso o ballerino non metterti in disparte, prendi piuttosto l’arte e mettila da parte, appartati ma solo in compagnia. Preferibilmente nel tuo appartamento con letto ad acqua e lo specchio sul soffitto. Fai in modo che non ci sia nebbia fitta neanche se hai il cielo in una stanza. Non provare fitte di dolore, fatti di piacere, fotti per godere. Non sfottere. Sbattitene. Non sbattere sul marciapiede, sbatti sul battiscopa, sbatti la scopa, batti, balla il tip-tap, fai il botto di fine anno ma non buttare tutto all'aria, non adirarti: adorati. Non bussare alle porte di Natale, sbussola e scombussolati, trova la direzione giusta andando storto.  Raddrizzati se ti trovi obliquo, soprattutto in volo. Sbanda spendi e spandi. Espandi le tue percezioni, spegni le candele a mezzanotte, riaccendile in piena notte, svegliati il mattino e non diffondere le tue idee: moltiplicale. Non capitare a fagiolo, sii la ciliegina sulla torta, spannati la vista anche se non vedi una spanna, usa la panna sul corpo di lei, usa anche la penna per lasciare un segno: indelebile. Sii flebile ma non fischiare, soprattutto non infischiare e non prendere fiaschi, ricomincia dall’inizio.
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venerdì, 23 dicembre 2005

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categoria: buon natale, violator


mercoledì, 21 dicembre 2005

Sgranchirsi le parole

Sii caro. Sì Icaro. Non avere mai pietà delle spoglie, rivestile e denudale di nuovo. Sbalordisci: provaci anche quando è mattina alla fine della schiena cioè codarda, e temi la vendetta di quello che hai dettofatto la sera. Scenditi. Non capire tutto, ma fino ad un certo punto. Anela, inanella, agnella, sposa di continuo, sposa la buona e la cattiva causa, arruola, arruolati e aureolati, cuci soltanto dopo la ferita, defibrilla il cuore e levita, lievita il lieve e alleggerisci il leggero, frattura le contusioni, posa la cenere prima che ti posi lei, draga, mina, droga, mena, dormi solo nei sonnergibili (sotto coperta). Fa razzia, oracola e sarai oro colato, issa e incinta le cose. Picchia, pacchia, ridi e ridillo, cocco e dirillo, birillo due volte, assaggia prima di saggiare, elevati senza levarti, levali solo se lo vali, irriga e rompi le riga, straripa, arringa, salamandra e allarga. Prega l'unione di non fare la forza, prega la forza di non sforzarsi, non scassare la cassaforte, non forzare le serrature altrui, dacci un taglio se il filo del discorso si allunga troppo, fanne un nodo al dito per dimenticare.
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categoria: forse, panico, tandream, senzasensi


martedì, 20 dicembre 2005

Tradita tra le dita

Storpiami nelle tue braccia
adesso che il vento tutto ghiaccia
aspettami nel salone al ritorno
dove soffia sibilo di bonaccia
forse oggi è meglio che io taccia
e legga cio' che hai scritto
in faccia.

Allungando le mie dita
tra i capelli e la tua vita
a scivolarvi piano piano
come se fosse la tastiera
di un forte piano piano
nello sguardo ti sei tradita
adesso con le mie mani sei
tra le dita.

Non farti prendere la mano
fatti suonare sulla pelle
adesso che sei strumento a fiato
la mia bocca ti soffia forte
e nella tua bocca
vuole aprire tutte le porte.

Tradita dal tuo indice su incisivo.
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categoria: forse


giovedì, 15 dicembre 2005

Eccomi.

La prima goccia. Sarà come ora.

La prima goccia di pioggia. Non lo scordare. Sarò questo istante.

Non lo scordare per sempre.

Le mie labbra quella goccia. Quella goccia sul tuo corpo.

Scivolo lento, lentissimo. Scivolo in lei.

Piano. Più adagio che puoi. Ogni tuo nervo teso ogni millimetro di pelle il desiderio di quella goccia. Di me. Ora. Un attimo lunghissimo. Ora è tutta la vita. Sempre. Per sempre. Solo mio solo tuo. Sempre.

Assorbimi. Con la bocca. Appoggia le tue labbra a quella goccia. Ora sono rivoli.

Voglio che tu mi senta su tutta la pelle, sotto la pelle i brividi. Entrerò nel tuo tatto. Sarò nel tuo palmo e scenderò con te in te adagio.

Lentissimo. Un rivolo tra le cosce bagnate

le lacrime gli occhi la saliva nella tua bocca là.

Sai riconoscermi? Puoi riconoscerti?

Lo avevo promesso. Ci scambieremo abito e nome. Tu me io te.

No non sollevarti da questo istante. Non interromperti. Non pensarmi.

Ancora è poco. Voglio donarmi di più.

Voglio farti impazzire. Ora. Ancora. Ogni volta che lo vorrai.

Resta. Vieni in me. Con gli occhi schiusi. Vieni. Non hai bisogno degli occhi per sentirmi.

Questo luogo è notte. La tua notte. E' qui che mi trovo, ora. Sono luna nella tua notte.

A ritmici intervalli di luna tuffati nella vertigine del mio buio. In una scia lattiginosa e luminescente feconda i miei sigilli, articola le mie

mani d'aria.

In-segnami.

Non c'è nulla da capire. Sentimi. Mi respiri.

No, non ansimare. Prendi fiato. Tutta la vita è il nostro tempo. Tutta la vita in questo attimo.

L e n t a m e n t e respirami. Sono vento. Sono mille e mille capelli sul tuo corpo.

Sono .. Le dita del vento.

Re/spirami. Il mio odore è vento e terra, salinità della tua pelle che mi vuole ancora.

Ti avvolgo, ti accolgo nella curva delle mie anche, nella dorsale della schiena rivolta alla luna delle tue mani. Sono dentro e attorno a te.

Ora, sempre. Per sempre.

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mercoledì, 14 dicembre 2005

Dimmi come e chi ami e ti dirò chi ama

Nomenclami i tuoi infiniti nomi

Conclamami tutti i tuoi perdoni

Adesso che il Natale si avvicina

E tu da grande ti fai piccina piccina

Fammi capire come ti senti da sola

Chiamandoti allo specchio Stellina

Colei che si arrampica sui cieli

Dammi il tuo vero unico nome

Quello ricamato sulle bocche di tutti

Non voglio nominarti invano

Stanotte mia Dea distesa sul divano

Allarghi le gambe stringendo i pugni

Sarà che all’ultimo d’anno

Sei cattiva e tremi come la brina

E hai voglia di commettere

Il tuo ultimo danno.
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categoria: poesia, forse


martedì, 13 dicembre 2005

E' andata via la corrente

Non s’accende il giorno la mattina

Spento il sole dietro la collina

S’attacca tutto sul cielo nero

Tra colle e colle e tracolle

Stacca la luce nel pomeriggio

Manca l’esatta corrente

Non si riconosce il corretto orario

La notte è nel giro di ventiquattro ore

Nella mia valigetta porto candele

Ne soffio una al calare di ogni ora

C’era più luce


Adesso cera.

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categoria: poesia, forse


venerdì, 09 dicembre 2005

Con gli occhi verso il basso: ci sono delle belle orme.

Sto lottando contro il male, ha una forte presa e rischia di farmi cadere in basso, ha la capacità di ammalliare se non quella di ammalare, so che sta per vincere il primo round spero in una pace fatta nel secondo e nella vittoria del bene nel terzo. E’ la continua lotta tra il bene e il male e al centro il libero arbitrio che dirige la partita. Si direbbe uno scontro tra titani, uno scontro che tenta, il male è tentatore, uno scontro che tende, il bene è intenditore, si tende insomma tra il bene e il male in ogni istante della nostra vita e la via di mezzo qui forse non c’è ma è comunque una continua ramificazione, la dritta via, quella retta, può portare ovunque, direi che è un moto circolare, anzi un mondo circolare, la vita è una spirale ma non lo dite a chi la usa come anticoncezionale che quella non è vita infatti non ne nasce alcunché né di buono né di cattivo. Ma tra il buono e il cattivo io scelgo la bella, il brutto e il cattivo tempo lo lascio ai meteorologi, la bestia la faccio uscire via dallo zoo altrimenti rischia di mandare in bestia tutto quanto, e se va tutto a monte chi riempirà le spiagge? E se diluvia chi riempirà l’arca? E se m’inarco chi mi raddrizzerà la schiena? E se mi schianto avrò molte innamorate? Sei uno schianto sì, ma non sono donna. Di solito la donna è uno schianto l’uomo è una schiappa e insieme fanno gli schioppi e le bollicine. Da stapparsi a fine anno, siamo bottiglie di Alcaselzer e alla fine digeriamo tutto. Da strapparsi i vestiti appena raggiunta la camera da letto e farsi tante coccole e poi i coccolini concentrati e quelli distratti, i futuri bambini, per sempre nella buona o nella cattiva sorte.
Ma perché perdo sempre il filo del discorso? Mi serve un’Arianna per Diana! Quest’ultima è un’omosessuale single e allora diamo a Diana ciò che è di Arianna cioé la Liana di Jane e così fan quattro e quattr'otto che supera il triangolo in abbondanza e abbiamo ottenuto la moltiplicazione delle donne. Ma non ho concluso il discorso, non ho risolto la divisione tra il bene e il male. Tiriamo le somme?
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lunedì, 05 dicembre 2005

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domenica, 04 dicembre 2005

Bisogna prima o poi finirle le cose. Poi magari rifinirle. Ma si arriva sempre ad una fine.
Ci sarà stato un terzo fine? Chissà.
In fondo, dicono che sia stato un uomo così fine ed elegante.
Adesso è sfinito, e sogna la fine di chi ricomincia.
La fine è appesa ad una fune, quando si accorcia drasticamente allora bisogna terminare.
Inutile continuare a tirare la corda. A meno che non ti trovi in bagno. Forse bisogna tagliare la corda e darsela a gambe levate. E vi assicuro che con le gambe levate è proprio difficile correre.
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