Tan Dream

I sensi insensati
giovedì, 30 marzo 2006

Ad occasioni sfuggite
Saldi di gente scomparsa
Amici invaghiti del niente
Svenuti improvvisamente
Resi invisibili alla vista
Irrintracciabili persi
Oggetti smarriti di vista
Dispersi come cartacce
Svuotati come cartucce
La si spara grossa
Per colpire nel centro
Della città fuggita con loro
Con gli occhi abbandonati
Nelle vetrine di gioielli
Occhi verdi, occhi azzurri
Seguono passi e ripassi
di gambe ammaestrate
a scavalcare l’ostacolo
voci lontane mi ridanno l’eco
riascolto di persone rievocate
come fantasmi in una seduta
di spirito di gruppo
consumato al tavolo
spedendo cartoline al diavolo.
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mercoledì, 29 marzo 2006

Eclissi totale

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domenica, 26 marzo 2006

Mi sono svegliato ed ho accolto la primavera tra le mie braccia, siamo rimasti così accoccolati a volerci bene, non per altro, ma sono un amante della natura. Ma non l’abbiamo fatto l’amore. Le ho raccontato invece una barzelletta su dei cacciatori per farla divertire un po’, è stata proprio una battuta di caccia. Poi siamo usciti mano nella mano e ci ha incontrato sua Madre: “Figlia spudorata, con chi stai uscendo oggi che c'è il solstizio? Con il solito tizio, vero?", io, povero Caio, non Sempronio proprio cosa fare, le ho detto che ero fratello Autunno e che andavamo ai bagni per accogliere Estate. Madre natura fa finta di niente e intona una canzone di Loretta Goggi: "Maledetta Primavera!". Ormai è abituata, è una ragazzina facile ma oggi ha scelto me. Estate è una donna adulta, ma adesso ha crisi di nervi, ossessionata dalla paura di restare sola ripete incessantemente: "E state con me, e state con me, e state con me...". Una lagna infinita, vien voglia quasi di buttarsi al mare quando arriva. E infatti.  Per non parlare di quando se ne va via e quel suo: "L'estate sta finendo!", no se ne puo' più! Intanto io e la primavera ci appartiamo un po’, facciamo finalmente l'amore insieme, nasceranno sicuramente tanti figli dei fiori. Sono proprio un amante della natura.
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sabato, 25 marzo 2006

Non ce la faccio a farmi vivo, oggi mi sento stanco, mezzo morto. E se è vero che l’emozione è un mezzo di trasporto, oggi resto fermo senza prendere sentimenti, non mi lascio trasportare, resto qui anche senza cogliere decisioni al volo come fossi un giardiniere che crede di volare. Pan per focaccia o spaghetti western a colazione e se non è acqua è crème caramel. Quando il gioco si fa duro anche le decisioni prendono una brutta piega verso l'alto, si eccitano davvero e allora meglio non commettere fallo prendendone una qualsiasi a freddo, aspettare che la temperatura salga e lasciarsi sciogliere fino a scivolarsi lentamente su se stessi. Oggi sono olio e ho paura di prendere il sole,   potrei friggere di rabbia e non mi sento mai uovo abbastanza. Non riesco ad essere coerente, spazio da un argomento all’altro senza conclusione, sono in preda alla corrente e temporeggio oltre che a spaziare. Do carta bianca perché amo la pace e dovrei quindi innalzare anche la bandiera. Che punta poi sempre verso l’alto, allora è proprio vero che non far la guerra è far l’amore. Sono invaso dalla perdizione, accorrete numerose e approfittate dell’offerta, un invasato per due, proprio un fior fiore. Salumi e baci, perché bisogna anche saper salumare. 

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giovedì, 23 marzo 2006

Zitti tutti giù per terra

Zitti tutti sta passando il silenzio in punta di piedi, cerca di non far rumore e passa con la mano su una bocca sui tralicci del rumore. Zitti tutti sta per passare il silenzio, sentite come passa piano, pur di non far rumore cammina anche con gli occhi bendati, sì perché gli occhi sanno parlare molto bene, hanno anche loro una propria vocina. Zitti tutti il silenzio sta facendo acrobazie e si nasconde all'ombra della verità pur di tacere una bugia alla luce dei fatti o a quellla del sole. Ingoiate le parole e non tiratele più fuori, aspettate che passi il silenzio in pompa magna, è in bilico su vocali e consonanti, forse cade! Sta per cadere il silenzio, zitti tutti mi raccomando altrimenti scoppia il fini mondo! Se cade il silenzio non cade il sipario, si riaprono le urla gridate e sgridate, si da voce ad altro. Cosa dicono le voci in giro, cosa raccontano? Presto, presto fate passare il silenzio ho bisogno di sapere, oddio com'è lento, dai spingetelo più in avanti aiutate il silenzio a rompersi per terra. Ci sono strane voci in giro ho bisogno di sapere, dai spingete! Ed ecco un vetro, quello del suono, ecco, ecco sento un eco, si è infranto il silenzio! E adesso urlate, cantate, gridate a squarciagola, finalmente il silenzio se n'è andato, è caduto il silenzio, si è infranto su una consonante assonnata, risvegliate le parole, bisogna dire, bisogna dire, loro corrono, il silenzio è lento.
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sabato, 18 marzo 2006

Vorrei diventare un nuovo Gesù
parlare con parabole e antenne
montate sulla mia aureola blu
camminare come un bambino
sul traffico la santa domenica e nuovo Gesù
imporre le mani e curare i feriti
lacrime rosse all’interno
stamparmi su un lenzuolo di carne
nella notte della stella cometa
tendere lo sguardo al cielo
e implorare al padre il perdono
di essere nato senza peccato
quello originale
perché i genitori son poveri
ho il peccato taroccato.
Trenta e uno anni son tanti
è ora di iniziare a predicare
farlo bene e spazzolare male
con le mani ai capelli più corti
e la barba che cresce più lunga
far alzare persone che dormono
all’ora della sveglia il mattino
incrociare le dita delle mani
come segno di redenzione.
Trenta e uno anni son tanti
Sono anni importanti.
E' tempo di trasformare l'acqua in birra
e moltiplicare i preservativi alla fragola
redimersi dal male è togliersi
ogni singolo segno di verginità.
Nato sotto il segno dei pesci
per la festa dei padri e falegnami
ho voglia del dono dell’ubiquità
per stare un po’ qui un po’ là
tra tre cadute sul cammino
e la passione che non muore.
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martedì, 14 marzo 2006

Le penultime parole di un folle

Bisogna dare botte da orti a volte per farsi largo tra la folla per conquistare carote patate o insalata (verdure sempre: coltivare amicizie prematrimoniali significa anche questo). Padrone dell'aria anche se mancante, senza respiro, di quell'ossigeno restante, del pulviscolo resistente, del ferro rovente e di quello vincente, cioè ferro battuto solo dal fabbro mondiale, colui che mette in piedi le mani in alto, il fabbro che batte il cuore di latta. Mi rimangono sempre meno parole in bocca per questo posticino, sembra inutile sputare sullo schermo, cosa ci resta, a cosa ci serve, scrivere di tutto o niente, battere a macchina o in barca le nostre parole per farle assoporare alla gente. E mai che fossi stato me stesso, ero te stesso, te steso ad asciugare facendo finta di essere abito di un altro.  Ma se abito in un altro dov'è la mia residenza? Non sono mai in forma abbastanza, forse informato, non cotto a puntino come fossi infornato, un pollo dalle ali dorate e prezzemolino, vorrei scombussolare il mondo, perdere l'ago e non cercarlo con la calamita, magari con un fil di ferro rovente per accendere l'entusiasmo. Sento che tutto questo sproloquio non può andare avanti all'infinito, forse perché cerco qualcosa di finito e certo, l'infinito mette paura, c'era chi si nascondeva dietro una siepe pur di non vederlo. E fuori adesso la neve al sole si scioglie dopo esser stata legata ad un lungo inverno. Stranamente mette malinconia. Forse sono i giorni, gli anni, le persone che passano di moda, vanno via, ma restano scheletri in un armadio ed io ho paura della casa dei fantasmi. Ossa rotte. Ho voglia di cambiare qualunque cosa, qualunque casa, qualsiasi fattoria, fatto detto, forse basta cambiare il colore dello sfondo, la scritta in alto che non ho ancora impressa in fronte, parlare di politica e parcondicio, di sesso e vecchi merletti, l'uncinetto, ricette di cucina e donna moderna, come dimenticare Silvio e vivere felici. Ho una vaga sensazione. E vaga e non va mai in voga. Prenderò la canoa, mi tufferò nelle cascate del Niagara, vogherò, vogherò. Rinascerò cervo a primavera? No, di nuovo...
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lunedì, 13 marzo 2006

Questa mattina ho chiesto al bar un caffè corretto. Me lo hanno dato sbagliato.
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domenica, 12 marzo 2006

Questa è la mia, la tua carne

Braccia a braccia, con questo freddo vicino al fuoco, brace alla brace, carne arrosto, due sorrisi che camminano insieme sotto un cielo che tende a cascare giù, salire una salita verso il profondo di un amore, scalare insieme i gradini dell'ardore, braccia a braccia, abbracciati sotto la pioggia che batte sulla testa, picchia come la rondine a primavera e che non la fa mai, lontana ancora da venire, ma già in quei due fiori sbocciati insieme, come imbucati, due bocce d’acqua, anime gemelle che già la primavera dentro di loro avvertono, prima e vera. Sul marciapiede li seguo con gli occhi, di chi per un attimo si è sentito come loro anche essendo solo. Di chi si sente e si sa ascoltare da solo. Un cammino, un camino insieme, abbracciati, caldi osservando la brace, il fuoco del camino, un cammino percorso insieme. E' fumo ed arrosto quella carne che sale verso l'alto. Li ho visti brillare, come mine vaganti, sicuri e certi di loro, scoppiavano come fossero artifici.

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sabato, 11 marzo 2006

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mercoledì, 08 marzo 2006

Paura

A bocca aperta davanti alla morte
per lo spavento che ti ha tirato la sorte
la sorte che ti tira in ballo
verde dalla paura non passi col rosso
completamente paralizzato
in quella tua corsia di soccorso
o correre a perdere il fiato
lasciandoselo dietro come traccia
perché si torna sempre sul luogo della minaccia.
 
C’è chi per paura scappa in alto mare
esattamente in alto lassù nel cielo
c’è chi per timore scoppia di paura
bomba umana del terrore
altro che scoppiare di salute
c’è chi si rintana dentro di sé
In quella tana dalle finestre spalancate
 
Così come gli occhi nelle orbite
che girano sulla testa e vedono le stelle
un colpo ben assestato sulla nuca
cadi per terra svenuto.
E adesso calmati. Non c’è più nulla
di cui aver paura.
 
Il soccorso sarà pronto
sala di rianimazione
è stato solo un brutto incubo
un attacco di panico
basta staccarsi dal mondo un attimo
il migliore attacco è il distacco
lasciarsi dietro il più lontano possibile
qualsiasi fantasma del passato
così avrai superato ogni paura
tu a 100 lei a 50 chilometri orari.
 
E adesso svegliati, è tutto finito.
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categoria: forse, panico


giovedì, 02 marzo 2006

Ho visto con la coda dell'occhio il suo diamante, ho ascoltato con quella dell'orecchio la coda del pianoforte che suonava, seduto a ripetersi che non bastava, che non amava, che non bastava amare suonando al suo campanello, suona lontano un fischio d'estate, s'abbassa il tramonto e le acque scendono a riva, si spezza l'incantesimo, si spezza il diamante, quello con cui tagliavo il vetro fragile del cuore, adesso l'ho buttato via, uso grissini, bastano quelli per rompere ogni fragilità. Fragile età che non c'è più. Andata via già qualche viaggio fa intorno ad un anno e ritorno, tra un mese ed un altro, tra un giorno o l'altro. Proprio l'altro giorno è piovuto a dirotto, e tutto si è sfasciato, mentre su quel sentiero ero diretto verso una rotta incisa sull'erba, l'erba che urlava le retta via. Dritto, dritto a comando, mi sono lanciato lì in fondo, sotto la pioggia battente bandiera bianca, arreso, mi sono lasciato scivolare via, un tuffo, ho perso il fiato, c'era il mare laggiù, bollicine che salivano su, a bocca aperta, e ad orecchio attento, la conchiglia del mare infranta, ne sentivo il rumore ovunque, ormai ero navigato. Esperto marine con l'acqua in bocca per non dire niente, tuta ermetica e parole da non dire, stai zitto, stai zitto. Ci sono cose che fanno silenzio. Esattamente come un pesce. Ma poi finii di nuovo fuor d'acqua. Palloncino verso le stelle.
postato da tandream alle ore 02/03/2006 18:22 | Permalink | commenti (16) / commenti (16) (pop-up)
categoria: inclassificabile


mercoledì, 01 marzo 2006

Siamo come tonni ammaestrati
finiamo dritti in scatoletta
senza che ci sia una precisa scaletta
siamo attori a colori
in una vita in bianco e nero
pellicole senza pelle
ci mostriamo la notte delle stelle suona
svolgiamo un ruolo ben definito
ci proiettiamo sul grande scherno
scorriamo sulla passerella
come manichini intubati
sono gli applausi della gente
che ci scoppiano di artifici
facciamo scintille radenti
siamo stelle e finzioni
i nuovi dei e le nuove idee
ci vendiamo al cineasta
la nostra è pornografia
mostriamo nudi i sentimenti
gli ultimi divini da salvare
per favore mi dia la firma
ho la vita intera da autografare.
postato da tandream alle ore 01/03/2006 14:22 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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