Tan Dream

I sensi insensati
lunedì, 17 aprile 2006

Chi fa la spia non è figlio

Di zio Tobia.

Mai darsi per vinti se si è messi in croce, tirare la monetina e sperare che venga testa e con una corona di rose e spine, caro Gesù non ti preoccupare, chiodo scaccia chiodo, mani schiacciano pulsanti, pulsanti come il cuore, il cuore è un pulsante da premere forte all’atto di fede, pulsa di sangue che scorre. Io sono ricorso ai trucchi da prestigiatore, ho avuto una sorpresa senza aprire nessun uovo, ho mangiato una colomba senza doverla uccidere prima, che dolce. Una via crucis, taglio e cucito, tolgo e strappo, dulcis in fundo ma non per figli del signore, a loro solo acqua e spugna. Perché si è abbandonati anche dallo stesso padre, figuriamoci da un’amante o dalla sposa, no, la sposa non riposa così esattamente come la donna è mobile. Meglio single che double face, un vestito a doppia faccia guarda due volte, non mi piacciono i guardoni. Ladroni di immagini sacre. Un bacio tradisce più di una parola, non vi fidate di un bacio a mezzanotte o di un sussurro all'orecchio, quanti si son baciati negli ultimi vent’anni e hanno creato guerre? Il bacio non è sempre sinonimo di amore. Lei ti rinnegherà per tre volte. Ne son bastate due, in attesa della terza, già mi godo la quarta. Quella di reggiseno. E adesso che son fuori proprio come un reggiseno a balconcino, mi godo il panorama. E vi confesso, ho tanta voglia di porre fine a questo blog blog, magari mettere in croce pure esso, imparare a ricucirlo su altri spazi, imparare a fare il taglio-croce, o più semplicemente il copia-incolla. Che la Pasquetta sia con voi. Io ci sono e non ci sono, così così. Sia.

postato da tandream alle ore 17/04/2006 12:44 | Permalink | commenti (17) / commenti (17) (pop-up)
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giovedì, 13 aprile 2006


Ti ho sfidato con una parolaccia,
tu mi hai risposto illesamente dama.

Per simulare il bruciore del cuore, l'umiliazione
dei visceri, per fuggire maledetta
e maledicendo, per serbare castità
e per piangerla, per escludere la mia bocca
dal sapore pericoloso di altre bocche
e spingerla insaziata a saziarsi dei veleni del cibo
nell'apoteosi delle cene quando il ventre
già gonfio continua a gonfiarsi;
per toccare solitudini irraggiungibili e lì
ai piedi di un letto di una sedia
o di una scala recitare l'addio
per poterti escludere dalla mia fantasia
e ricoprirti di una nuvolaglia qualunque
perchè la tua luce non stingesse il mio sentiero,
non scompigliasse il mio cerchio oltre il quale
ti rimando, tu stella involontaria,
passaggio inaspettato che mi ricordi la morte.

Per tutto questo io ti ho chiesto un bacio
e tu, complice gentile e innocente, non me lo hai dato.


Le note che disegnasti sul mio quaderno
e la chiave di violino e la doppia chiave
e la tripla chiave. Sempre per te
un nuovo quaderno. Di quanti fogli
hai bisogno? Hai intarsiato la mia scrivania
scolpito il mio scaffale; ma ora non più
arceri in costume da guerra, soltanto
segni distratti. E dovrai raccogliere
con pazienza piccoli minuti perchè tu possa comporre un'ora.
postato da tandream alle ore 13/04/2006 16:45 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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martedì, 11 aprile 2006

Scivolando su piani antiestetici,

rumori che esplodono in occhi che dicono guardami,

è un vento quello che tira che non porta via,

ti sbatte, ti sbatte ma non ti butta mai giù,

donne piccole che lavorano sotto le loro labbra cucite

in questa piccola sartoria che è il mondo troppo abitato e abituato

a farsi immagine di una estetica che è solo immagine

e la parola i fatti e le idee inutili prese di incoscienza

che danno scosse elettriche a chi non sa più dire, dare, fare,

e adesso alzo il cuore dalla sedia

cammino piano verso la porta

busso per uscire fuori.

Noto con disappunto che non risponde nessuno,

punto gli occhi alle scarpe, poi un'occhiata al cielo,

e cammino veloce.
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categoria: canzoni


lunedì, 10 aprile 2006

E a volte ci si sente di nuovo come un bambino che pensa di aver volato dopo aver saltato un gradino, volato per un attimo ma lo crede davvero. Salta giù, corri a riprendere la palla, un marsupio di pelle, un bacio dato alla polvere, labbra sporche di un bambino, così puro, sorride con quelle labbra macchiate, i denti di ingenuità, ed è come se l'erba in cui si rotola sorridesse con lui. Il bambino che ho in me non ha paura di nulla, si getta dalle scale perchè è convinto di essere un super eroe e infatti non si fa mai davvero male, rotola, capriole, testate, un bambino esplosivo, con le testate nucleari, esplode in un pianto o in una risata e nulla lo può ferire, alla fine se piange fa solo finta, è una scusa per chiedere ancora di più. E se arrivasse la fine del mondo lui sarebbe là, il primo spettatore incuriosito, non ha paura della catastrofe la vuole solo capire, e soprattutto non ha paura della paura di vivere. Ma ancora più indietro, ancora più indietro, quando ancora eravamo angeli in cielo e volavamo davvero.
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lunedì, 10 aprile 2006

C'è chi si vuol fare male per tutta la vita pensando che la sofferenza sia stato un dono divino e si crogiola per tutta la vita con esso. Ammiro queste scelte, ma sinceramente sfuggono da ogni mia comprensione.
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domenica, 09 aprile 2006

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venerdì, 07 aprile 2006

Tra una cosa e labbra

Non riesco ad essere mai troppo aderente alla realtà, non riuscire mai troppo a legarsi con qualcuno, ho bisogno di manette, forse ho un forte desiderio di essere arrestato, imprigionato al fianco di un altro corpo, così, per aderire ai propri desideri, incollarsi un po’ con gli altri, piedi saldi a terra, calamitato verso una calamità qualunque, sfracellarsi in un dirupo, passare largo largo in uno stretto tra il mare e il fianco rivolo caldo di una donna, attaccarsi a qualunque cosa pur di sentirsi vivi. Pelle addosso a pelle, impellicciati e incapricciati, se vogliamo anche un po’ incipriati. Profumati di colle afrodisiache e quell’odore di ambra sul collo che resta sulla punta del mio naso. Come principianti nell’arte del desiderio, restare bocca a bocca ad annaspare, tanto è impossibile, è impossibile imparare ad amare, come è impossibile capire cosa sia l’amore, forse solo i pazzi sanno, principi principianti senza castello, folli giocolieri alla corte del re, senza scarpette a piedi nudi in pompa magna sul tappeto rosso. Adesso riposo in pace dentro. Non è morte è solo chiuso per furia, fretta e furia di non aderire al significato del mondo. Per fare presa alle proposte indecenti c’è sempre tempo. Come restare incollati troppo tempo davanti a qualcosa di appiccicoso, un adesivo attaccato nella mente, come averlo sempre scritto in fronte che il dolore non collima con sudore. Col sudore della mia fronte asciugato da una spugna di spine e cuore, cuore col gambo di rosa, rosa con le spine, rosa e cuore. E mi si è detto impersonale, come se fossi fantasma, automa, senza più anima tra le parole. Come sarebbe bello poter averne sempre l’ultima. E’ che la mia mente va al passo coi tempi, sono meteoropatico.

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giovedì, 06 aprile 2006

Interrogarsi sui sentimenti ogni tre minuti, farsi un esame di stato piuttosto che di coscienza, un esame di stato dell’essere, interrogarsi sulle emozioni, chiedersi se sia vero o falso o passare all’emozione successiva. E’ sicuramente meglio passare all'azione, l'amore non è soltanto una soluzione, l'amore non è emozione, l'amore è stato ed essere, essere e divenire, non restare imbambolati a guardare i fiori rossi sporchi di sangue, è un'emozione alla quale segue una direzione, un movimento continuo verso l'alto, verso la crescita, verso se stessi prima di tutti, prima di qualcun'altro. E sarà dopo quel passo che potrai sederti un attimo, anche un attimo eterno, accanto ad un altra persona. E sarò accanto a te, mano nella mano, mentre camminiamo insieme verso il nostro giardino.

postato da tandream alle ore 06/04/2006 08:03 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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martedì, 04 aprile 2006

Non mi sento capito e non capisco. Forse sono sordo e per questo non mi sento capito. Ma se non capisco neanche gli altri vuol dire che sono sordi pure loro e quindi non c'è comunicazione? Insomma per capirsi allora bisogna urlare forse. Sì per capire bisogna avere le orecchie bene aperte, provate ad urlare con le orecchie. Ma che vuol dire sentirsi capire? Io non mi capisco più. Non so più chi sono. Non mi comprendo. Forse è qualcosa di bilaterale, se non capisci gli altri non capisci neanche te stesso. Allora sono io che non sto capendo più gli altri. E mi chiedo perchè allora. E se me lo chiedo a me stesso potrò anche azzardare un'ipotesi e vincere giocando d'azzardo d'ipotesi non è che sia così facile. Le ipotesi sono come i numeri della roulette. La pallina non finisce mai sull'ipotesi giusta. Quando accade vinci. Ma scegliere fra varie ipotesi tirando a caso è decisamente pericoloso. E se avete capito, adesso vi sentite più capiti di prima? Io pure non ci ho capito nulla state tranquilli.

postato da tandream alle ore 04/04/2006 17:26 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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lunedì, 03 aprile 2006

In via di

Un viaggio lontano da ogni mondo
Quando si è soli si è ovunque
Basta essere lontani da se stessi
Ovunque.
postato da tandream alle ore 03/04/2006 18:27 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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