Tan Dream

I sensi insensati
martedì, 30 maggio 2006

"Ieri sono passato accanto alla ragazza perfetta al 100%" dico a uno.
"Ah si?" mi risponde lui "era molto bella?"
"No, non direi"
"Allora era proprio il tuo tipo?"
"Non mi ricordo. Ho dimenticato tutto, che forma avessero i suoi occhi, se avesse molto seno o no... 
"Strano" 
"In effetti"
"Allora, cos'hai fatto?" continua lui con aria annoiata "lei hai parlato? l'hai seguita?"
"Non ho fatto nulla" rispondo io "le sono semplicemente passato accanto."




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lunedì, 29 maggio 2006

Perché bruciarsi la vita se dopo che sarò morto potrò farmi cremare?

Anche se forse al mare, mi farò spalmare da litri di crema solare, che gioventù bruciata, tutti sotto la lampada a farsi strofinare senza essere geni, James Dean, mi manchi lo sai. Dove sono gli uomini veri che si fanno saltare in padella per essere subito pronti, con i capelli sbottonati sul collo, camicia sporca di macchie d'olio e rossetto, cotti a puntino, spiedini che fanno il piedino, in quel tavolino sotto il sole d'estate, con il sorriso strampalato sugli occhi e lo sguardo che ti coglie all'improvviso, ti raccoglie tra le braccia e ti cura le bucce sulle ginocchia, perchè hai corso troppo dietro a qualcuno e invece lo avevi già al tuo fianco. Una spina, un dolore lancinante, l’amaro era troppo forte, nei suoi occhi solo dolcezza.

 
Stanotte incubi a ciel sereno.
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mercoledì, 24 maggio 2006

Un pover'uomo torna sempre sul luogo del suo relitto

Oggi ho scoperto chi sono ma anche chi ero e chi sarò. Ho avuto un'illuminazione, mi hanno riallacciato la corrente in bagno, infatti adesso scorre. Che cosa? La corrente nel water. Domani per fortuna non saprò più chi sono e non so se sia un bene. Ma resterò immobile, e forse diventerò pure ricco se qualcuno mi comprerà, sarò un bene immobile. Adesso non so se queste che stia scrivendo siano barzellette o fors'anche qualcosa di peggio se non di più o meno, senonanche poesia.  Secondo voi che cos'è che ha ucciso la mia poesia? Il maggiordomo? L'uomo ragno? Ho letto tutto il giallo fino alla fine ma non ho trovato il colpevole, proverò a leggere anche altri colori e passerò col verde naturalmente. Purtroppo mi ha distratto un sms e stavo scrivendo in stato di trance. Ha rovinato tutto, o forse ha fatto proprio bene. Cellulari vi odio e voi contraccambiate, quando ci ameremo potrò staccare anch’io la spina come nella pubblicità? Laif is nau, dice Totti, ma lo capirà? E speriamo che sia l'ultima non le sopporto più, in sotto fondo c'è il conto alla rovescia finale (The Final Countdown, Europe) , speriamo bene.
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domenica, 21 maggio 2006

E’ come un’operazione chirurgica, è come darsi alla prostituzione, come quando un cuore esce dal torace e va battendo per la sua strada, non che sia un cuore in vendita, un cuore gigolò, ma ogni tanto si perde tra le vie sobbalzando al grido di ho un debole per qualcuno ma non sono abbastanza forte per mediare una conversazione. Allora convertirsi ad un approccio spirituale può essere una scelta un po’ umoristica, con un po’ di spirito si risolve tutto. Allargare il sorriso, accendere gli occhi, guardare intensamente con quello destro, far finta di nulla, fare il furfante e cacciarsi nei guai, a caccia di guai nei boschi ricchi di sguaiate insidie, alla ricerca di un atto di conquista, e con questo? Una lotta dove vince chi non combatte ma si lascia colpire nel segno, quando lo chiedi il segno zodiacale e ti rispondono è già una buon segno, si vede che era scritto negli astri, una lettera per ogni stella, un collage infinito ricamato sul cielo. Dio era un maestro di ago e cucito nonchè di bricolage e fai-da-te.  E' scritto nel DNA, che la vita è a forma di chiocciola, gira e rigira sali più in alto ma ti trovi sempre nella stessa posizione di prima.
Nel post precedente volevo aprire una lampo di genio, piuttosto che averne un lampo, tengo a precisarlo. La domenica dovrei restare a letto. Chissà dov’è finita la poesia, è forse da cercare sotto il materasso. Povera polvere.

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categoria: reparto isteria


venerdì, 19 maggio 2006

Sono un genio del male. Strofinate la lampo.
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categoria: club palloncino


giovedì, 18 maggio 2006

Immaginare che il mondo sia altrove, quando il sole muore e ti colpisce sulla testa, noti con indifferenza che sono le altre stelle che fanno la differenza, con la mano sullo specchio tratteggio le impronte dell’anima, mi guardo nudo e con la testa rasata, è ora di indossare un boxer più aderente alla realtà, camicia stropicciata su jeans strappati già, uno stile chic and shock, è tutto da strappare, nulla da rattoppare, prendere le forbici e darci un taglio ad ogni sbaglio, e non vorrei prendere un abbaglio uscendo fuori al sole accecandomi lo sguardo, mi accendo come una macchina senza far rumore, silenzioso corro controvento, apro i finestrini e saluto gli uccellini, uno stop all’incrocio e più in là un gatto nero che attraversa, incrocio le dita e non sono superstizioso, amo gareggiare con la sfortuna.


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martedì, 16 maggio 2006

Aprendo gli occhi al cielo si scopre il sole tornato da chissà quale viaggio, adesso rivorrei la pioggia a velarmi il viso, la nebbia agli erti colli, quelli lunghi  da baciare, colli di dame e odalische, di regine degli scacchi, rivoglio quel temporale che scintillava sulla tua pelle, la rugiada che era giada posata sulle tue gambe, ridatemi il freddo intenso della neve, il ghiaccio da passare sui capezzoli, un rompighiaccio per spezzare tutte le attese, ridetemi, ridetemi in faccia perchè io amo i sorrisi, larghi stampati a caratteri cubitali sui visi tondi che incontro, a tre centimentri poi, basta sfiorare le labbra, la panna forse è ancora fredda in frigo, la risparmio per stasera, un po' sul mio viso per ledere le ferite del rasoio un po' sulla linea che scende dai tuoi seni all'ombelico per concedermi alla lingua un sapore. Sul collo si avverte il tuo profumo di donna, lì, dietro l'orecchio, il lobo, una goccia che scivola.
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domenica, 14 maggio 2006

Ci ricordiamo di intere vite trascorse insieme, colpite dall'arco di intere giornate che lanciano frecce nel mirino degli anni. Il tuo sorriso camminava nello stupore della notte e gli occhi riflettavano la luce di quel pub. Riflessi verdi e il castano rame dei tuoi capelli che scendevano sulla schiena. Guardandoti ero in un altro mondo, tu mentre parlavi di portenti e incantesimi, mi avevi stregato, eri la perfetta pozione dell'ammaliamento. Ricordo il cuscino che mi  tirasti in faccia il mattino dopo. Era pregno del tuo profumo di notte. Il sole già alto, mi faceva abbassare gli occhi, sarebbe stato il fato, anzi la fata, perché tu lo eri, a dire che saresti volata via, le ali di una libellula, libera che si libra, lontano oltre lo stagno dei riflessi, dello specchio che si rompe quando lo guardo. Domani sarò più bello, è scritto sulle linee delle mie mani.

Un uomo può sfuggire a se stesso solo in un modo: vedendo se stesso diverso nello specchio o negli occhi di una donna.
postato da tandream alle ore 14/05/2006 11:43 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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giovedì, 11 maggio 2006

Prova a camminare con i tuoi piedi nelle mie scarpe, a fuggire via con la mia malinconia, non ti dimenticare qui le tue mutandine, sai lasciano il tuo profumo, non restare qui stasera (la cantavano forse i Pooh? Non restare chiuso qui, pensiero, riempiti di sole e vai nel cielo, cerca la sua casa e poi sul muro scrivi tutto ciò che sai, che è vero, ...), prova a sentire e vedere con i miei occhi quello che riesco a provare per te, non avere paura di non sentire niente, ci sono momenti in cui sono sovrappensiero e miei occhi non vedono più te, si chiudono dando uno sguardo dentro di me, quando siamo troppo concentrati su noi stessi per vedere e sentire gli altri. Prova a metterti nei miei panni, lo so, ti andranno larghi, ma se un solo minuto (dammi solo un minuto, un soffio di fiato, un attimo ancora, stare insieme e' finita abbiamo capito, ma dirselo e' dura...) riusciresti a capire ciò che percepisco io all'interno, forse saremmo due persone uniche e sole, due persone che si amano (i ragazzi che si amano si stanno baciando sui pianerottoli della notte e gesti un poco goffi prima di toccare la confidenza, stanno imparando l'amore).

Fuori piove sulle colline verdi di primavera, il cielo è sempre grigio, i tuoi occhi sono macchiati di blu, una nota, un suono colorato esplode lì nel cielo, un tuono. I passanti corrono sotto l'acqua a rifugiarsi.
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domenica, 07 maggio 2006

La mattina e il suo sedere

Mi sono alzato con la luna storta e adesso che vedo di traverso il mondo con i miei occhini sbilenchi, faccio un giro per vedere se c’è vita nuova, in orbita mi gira la testa, rischio di cadere e frammentarmi come un meteorite, no, non inciampare, cammina a testa alta e con i piedi bassi, gli occhi puntati di stelle, luccicano di lacrime e coriandoli, un sorriso piano piano si apre sulla bocca, chiudete ogni finestrella, vedo troppa luce che mi gira intorno, socchiudo gli occhi per non soffocare, una mano tesa sulla fronte per guardare meglio oltre l’orizzonte, un cielo spacca pietre, l’orologio che fa altrettanto, spacca i minuti, sono le otto, e vedo e intravedo il fratello sole che mi manda un occhiolino, un occhio lindo lindo, giusto giusto che mi punta sulla fronte, è ora di alzarsi e andare via, per una vita ci sono infinite strade e non tutte portano al mio letto. Ho chiesto alla ragazza della porta a fianco, ma bussa bussa, lei è sempre occupata al telefono, riattacco, mollo e lascio stare, la vita è una funivia ci si appende e ti trascina via.

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sabato, 06 maggio 2006

Genova

Oggi ho risentito una di quelle tante voci che mi promettevano amore stando zitte zitte, una voce nuova, una voce di nuovo allegra, avrei voluto rispondere a quella voce ma è stato solo un caso e il caso non mi ha dato coraggio. Chissà se lei ricorda. Era stata sempre e solo una voce. Girava una voce che diceva che lei mi amava. Sì, voci. Ormai lontane.

Roma

Tutto nacque da un incidente, una storia d’amore nata davanti proprio a casa sua, con la macchina, dritto dritto proprio in casa sua. Fu lei che scese e mi tirò fuori. Una manina di un angelo mi tirò fuori da quella che da lì a poco tempo sarebbe diventata un falò. E prima che i carabinieri mi portassero via, le chiesi il numero di telefono. Il giorno dopo fui sui giornali locali e avevo un nuovo amore che durò sette anni di sfortuna. Tutto si doveva rompere in quella macchina, tranne lo specchietto.

Savona

L’altra era stata una storia di carta, fatta di milioni di lettere, finita in sms, qualche carattere stampato a schermo su e-mail. Stranamente finì al contrario. Quando nacque l'amore poi lei sparì per sempre. Non l'ho mai incontrata. Avrò in soffitta uno scatolone pieno delle sue lettere. E tre suoi regali.

Pescara-Milano-Chambèry

All’università lei era alta, bella, castana con i capelli lunghissimi, una modella, non a caso forse il suo nome ne ricordava uno. La mattina entravo in camera sua per sentire l’acqua della doccia che scivolava sulla sua pelle. Poi partivamo insieme per andare a lezione. Era divina. La sera la chiamavo al telefono, a mezzanotte mi veniva a svegliare in camera. Finita la scuola mi chiese un bacio dopo averla riportata a casa, io glielo diedi sulla guancia. La storia finì. Adesso è lontana.

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venerdì, 05 maggio 2006

Quando ti si colpisce con una risposta che ferisce tu porgi l'altra domanda.


Mi sono lasciato influenzare dal tempo, adesso che ho raffreddore e tosse posso ben sperare anche nella febbre del sabato sera. La mattina della domenica sarò ricoverato d’urgenza sotto le coperte.
 
postato da tandream alle ore 05/05/2006 09:52 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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lunedì, 01 maggio 2006

E chissà quante cose, ma quante cose, non ci abbiamo detto mai, e mai diremo mai, per sempre non le diremo mai. Segreti e parole segregate fino alla tomba. E se azzeccassimo l’ambo? Fino alla tombola? Sì, quella tomba là. Sono cose che capitano, e accadono le cose che capitano, cadono, cadono. Le parole che si rivestono di significato, non erano meglio nude e crude? Fanno più male forse, eppure hanno il loro fascino erotico. Io oggi mi spoglio, e come da un albero cado giù. Sarò una fogliolina intrigante? Un albero spoglio di tutte le sue foglie, o le spoglie sfoglie di una foglia. E dove le mettiamo le voglie?

Intanto che sbircio tra i fogli, col mio trifoglio alla pagina blu 32, cerco la parola “osare”. Non è osata abbastanza. Bisogna osare, osare. Non è osato ciò che si vuol trovare di nuovo. Scordatevi l'usato e gettate  il represso.
postato da tandream alle ore 01/05/2006 21:39 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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