
Con il pugno chiuso sulla bocca gli occhi fissi sul pavimento cercando un disilluso sentimento, il raggio di sole che entra dalla finestra senza bussare, gli altari delle riconoscenze appese ai muri, un dono conseguito attraverso un perdono, il silenzio di chiusura o quello di clausura, o forse meglio era solo silenzio di calura, sette settembre e quattordici ombre, o le lune storte e le idee sgombre, il malvagio solstizio d’inferno a ridosso del paradiso, o del limbo il paradosso, sulle sue colline s'attende con in mano la falce, per tagliare la morte e l'erba secca, come se fosse nella bocca non più dissetata, di baci, di lingue, di forte aranciata, come il colore della pelle, la tua pelle pescata, al di sotto dei peschi, col cappello in testa e i tuoi seni al mio fianco, sul laghetto vicino: "Cosa peschi?". E s'addormentò all'improvviso, gli occhi di lei semi chiusi su di lui, in alto la nuvola bianca sul campo giallo con lo sfondo azzurro.
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