Tan Dream

I sensi insensati
mercoledì, 31 gennaio 2007

Venditori porta a porta e controfinestre

Aveva tanta di quella ragione da vendere che la diede a prezzi bassi a chi soffriva di troppo cuore, ma si ammalò in fretta il povero venditore senza più ragione, iniziò ad amare ed impazzire anche lui, ci voleva del fegato ed uno stomaco forte per tornare ad affrontare la vita a testa alta e con la mano sul petto. Chi prima amava, con la ragione di nuovo acquisita perdeva di nuovo di vista l’arte e i sentimenti e a volte c’era persino chi aveva comprato troppa ragione e finiva  per dare i numeri, impazzire e chiedere disperatamente che qualcuno gli donasse un po’ di cuore. Alcuni restavano accecati pur di non soffrire, col prosciutto sugli occhi in modo che occhio non vede cuore non duole. E c’era gente che si perdeva di vista, spariva di casa e scompariva dal nulla. C’erano i cercatori di sorrisi e quelli che cercavano di strapparli, quelli che chiedevano una mano, coloro che farfugliavano così su due piedi, altri raccoglievano lacrime e poi cercavano di asciugarle soffiandoci sopra le proprie calde speranze. Ma in fondo a questa banca di organi, arti e sentimenti si nascondeva la cruda realtà di questa vita lasciata a metà. Bisognava riuscire a renderla cotta a puntino, per disporla sul tavolo degli invitati e finalmente dire: “Prendetene tutti, questa è la cotta realtà. L’avete voluta e adesso ve la tenete, andate e spargete la ricetta per i mondi.” Si resero conto che così si sarebbe potuta fare una vita bruciata, James Dean ne fu l’ultimo apostolo. Che dire? C’è sempre la gioventù bruciata, o quella un po’ meno cotta, la cruda gioventù, oppure di quelli che si sono fritti il cervello, qualche bollito, un po’ di fumo, niente arrosto, un po’ di filosofia, Ariosto, cane e gatto, uomo donna bambino, primavera estate, collezione moda mare, mare moto, auto strada, Ulisse e Lapo, Apocalisse.
postato da tandream alle ore 31/01/2007 10:02 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: panico, senzasensi


martedì, 30 gennaio 2007

Interessante questa nuova piattaforma.
postato da tandream alle ore 30/01/2007 20:58 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: comunicazione di servizio


venerdì, 26 gennaio 2007

Rompere le acque buttandosi a capofitto fitto nel mare con la testa contro onde e la nuca contrordine, con le orecchie e le sirene spente, sordide all'annaffiare lassù dal cielo di neve mentre una nave le calpesta, pesti urlanti incantatrici con code di serpente, lanciano baci lassù in superficie, e chi ci dice che non ci colpiranno in testa, noi che l'affondiamo ad ogni festa, in quel mare sempre in tempesta. Cosa ci resta? Cosa ci resta? Un leggero profilo a marchiare le sabbie incastonate d'oro, la nostra ombra su deserti in riva, si dipinge sulla costa una figura con la bassa cresta. A testa in giù noi a volte camminiamo, vogliamo vedere le sirene che ci lanciano i baci, e dietro non ci si accorge di chi lancia le pietre, noi troppo buoni, ci facciamo abbattere con piccoli colpi alla nuca, affondiamo sempre, confondiamo il piacere e il dovere. Fu costruito un castello con il solo segno del mio pastello magico segnando granelli in riva al mare. Era il nostro modo di amare. Bastava un soffio e tutto volava via, tutto rimaneva così goffo. Ma siamo bravi a rimanere sempre a galla, noi taciturni pensieri, con le nostre notturne visioni, restiamo con l'acqua in bocca perché non vogliamo far sapere, non vogliamo far tremare. Come il tuo corpo lascia il segno delle sue curve lì su quella sabbia. S'insabbia la mente col tuo disegno e le mani che si allungano a te, tremano, ma il timone le dirige verso le tue labbra. A volo spiegato, come ombre cinesi sul muro che disegnano uccelli di fuoco che fanno l'amore.
postato da tandream alle ore 26/01/2007 08:27 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
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sabato, 20 gennaio 2007

Sono stato un enfant prodige. Adesso ho smesso per forza di cose.
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venerdì, 19 gennaio 2007

L'insostenibile pesantezza di stomaco

Né carne né pesce. Né antipasto. Io sono il contorno. Un pezzettino del tuo lauto pasto, il tuo flauto ripieno alla cioccolata la mattina, mi suoni tutte le volte, me le dai in testa, me le suoni di santa ragione, perché? Io il tuo cibo tu la mia bocca, il mio stomaco, la mia gola, il mio peccato di gola, il peccato dell'ombelico, tra le tue cosce umide, tu sei la mia coscia di pollo, la mia pollastrella preferita, sei cotta, la ciliegina sulla torta, sei rossa, sei mora, sei bionda, sei castana, hai i colori della pizza quattro stagioni, ti prendo e ti porto via, sei la mia pizza da asporto. Amore sei il cibo dei miei occhi, ciò che mi riempie il vuoto, che colmi l'insaziabile, amore, forse sto ingrassando, amore...
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giovedì, 11 gennaio 2007

Non volevo volare ancora qua ma visto e dunque che ci vedo do i miei quattro occhi

Volevo volare. Per due centimetri non ce l'ho fatta. Le dimensioni contano come le pecorelle prima di addormentarsi. Hai mai volato le pecorelle che contano? Hai mai violato le mucche che moltiplicano? Hai mai svelato un segreto alla sagra del "Mi tengo tutto io."?
postato da tandream alle ore 11/01/2007 20:36 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: comunicazione di servizio


sabato, 06 gennaio 2007

Mani in festa e azione, manifestazione

Ho costruito un pozzo nell'acqua e mi sono messo a pescare la luna e le stelle. Ho scavato un buco nell'acqua e non ne ho cavato un tubo. Ho rotto colli correndo a rompicollo sulle colline per dirti t'amo e dunque ti pesco. Ho raccolto pesche rosa e fresche per farne un tuo ritratto con la natura. Sei la mia preda e io il tuo pescatore, la mia esca è fatta di petali di rosa bianca e quel po' di verme che è in me. Ho confidato nel tuo abboccare ai miei trabocchetti, nel tuo inciampare ai miei giochetti, nel tuo banchettare ai miei banchetti. Ma tu che sei il dipinto della natura, preferisci stare chiusa dentro una teca appesa alle mura di chissà quale museo. A fare la musona. Ed io, ed io che ho perso la mia Musa ispiratrice, a me che manca il fiato dei versi, che non inalo più dolci parole su lungo il naso per provare ebrezza, che pendo dalle tue labbra e vorrei risalire un po' per guardarti negli occhi, io ecco oggi, mi sento come un peluche di Woody Allen.

Qualcuno ha lasciato la scopa in cucina questa notte senza prendersi la briga di pulire un po' per casa. I tuoi reggicalze sono stati riempiti di profilattici al lampone. Fuori albeggia nella notte un uomo, sotto un lampione. Spunta fuori una vecchietta per la stradina piccola che scende a valle e viene a monte e poi a capo di tutto. Tirava troppo vento stanotte e la vecchietta che sniffava la polvere del camino ha preferito tornare a casa a piedi. Io prendo un altro camino, scegliendo un altro sentiero, m'inerpico per la salita che dal pozzo nell'acqua mi riconduce alle stelle.
postato da tandream alle ore 06/01/2007 11:35 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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mercoledì, 03 gennaio 2007

A ragion veduta, l'amore è cieco

Qual è un ragionamento logico, quello in cui si insegue il filo del discorso? O quello in cui si insegue il filo di un aquilone, ponendo domande agli astri di notte, o chiedersi del perché dei disastri di giorno? Seguendo un filo logico potrei trovare il sentiero che ha percorso a ritroso la via della ragione, con un manto nero dietro le spalle, nascosta e furtiva come l’ombra. Infatti, a ragion veduta probabilmente si ottiene qualcosa, ma se in ombra cosa vedere se non oltre il velo dell’irrazionalità che ci spinge ad agire ogni giorno? Bisogna premere il pulsante giusto, spingere il tasto giusto e farlo cadere nel burrone. Mi sarò spinto troppo avanti, non avrete capito? Sono stato un po’ troppo spinto? Volgare? Nessuno è certo mai uno stinco di santo, un piede di porco o una zampa di gallina. Ma le oche esistono e stravaccano con maiali di ogni tipo. Vacche direte voi, così stravaccate tra tanti maiali. Ma qual era il filo del discorso? Quello di Arianna nel labirinto del Minotauro è stata una matassa, certo si è poi ritrovato il filo della matassa, ma della mia tazza ne vogliamo parlare? Perché a volte è come perdersi in un bicchier d’acqua, o peggio ancora, appunto, nella tazza del bagno, e poi figuratevi se qualcuno tira la catena. Mi ritrovereste inseguendo gli anelli della catena o preferireste aspettare che ritorni a galla giusto sul filo di lana, tornato a galla dopo una fuga col pollo. E’ non tutto fa brodo, neanche la gallina vecchia a volte ci riesce. Un dito di vino, un pugno d’acqua, un filo, un solo filo di ragione, per un pelo forse ne è rimasta ancora, te ne chiedo uno solo, fammelo tu il filo la prossima volta.
postato da tandream alle ore 03/01/2007 15:57 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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