Tan Dream

I sensi insensati
venerdì, 27 aprile 2007

Volevo varcare la soglia di casa, poi sono entrato in cucina ed ho varcato anche la sogliola di mare, mi sono trovato di fronte anche ad una passera di mare, e che male c'era in questa maledetta primavera nel trovare uccelli marini e piatti molto piatti proprio come una sogliola, lungo il cammino mancino che procedevo lungo la mia tortuosa vita? Uscito di casa (quindi ne ero prima entrato) incontrai lungo il cammino una tortora tortuosa che si contorceva dalle risate nel cielo dipinto di blu asfalto, e sì, ché l'inquinamento oscura i cieli e tutto si ribalta ed io che volevo uscire alla ribalta da quella casa? Venire alla ribalta tutto ribaltato, un po' ammaccato ma poi avrei trovato eterno riposo sull'amaca lì, in riva al mare vicino ai rovi e i cento pensieri, di qualche Mal Diva qualunque. Ed ho tanta fretta, tanta fretta di correre ai ripari, di starmene sotto gli ombrelloni a dipingermi le guance di rosso, che il sole picchia e fa tanto male, un gran lottatore ma anche la pioggia non è da meno quando batte, una pioggia che scivola sui marciapiedi? Sicuramente una peripatetica. Ma qual era la soglia? Qual è l'ultima soglia da varcare quando ci apprestiamo ad andare via e non sappiamo dove, uscire dal cerchio alla testa come se fossimo conigli di un prestigiatore e volare via in alto a decontaminare cieli e paradisi. Parafrasando l'inferno e i purgatori dove pieni sono i bagni di gente alla riscossa, evasori, distributori di debiti automatici, infischiatori del dolore altrui. Col fiasco in mano, la popolazione intera grida al mondo me ne infischio e sarà un giorno lontano che il disprezzo dovrà pagare un alto prezzo, la dogana che porta in un posto meno da cani, più da gatti, direi in una zona quasi umana. Dov'è l'uomo?
postato da tandream alle ore 27/04/2007 11:39 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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lunedì, 23 aprile 2007

Cosa ci resta del giorno
quando sono le nubi che avvolgo
sono il solo sole oggi
e vado via svenendo
dietro coltri d'altri orti
velato col muso nero
sono l'eclisse che abbaglia
alla terra e al mare "Sprofonda!"
come un calice versato
le gocce piangono via
davanti a me
a seppellire un altro giorno
o quello che resta.

E l'universo s'arresta
gli occhi s'ammanettano
e mi chiudo nel sogno.


(Mi riapriranno nel cassetto?)
postato da tandream alle ore 23/04/2007 15:44 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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venerdì, 20 aprile 2007

I soliti scialaquoni, c'è qualcosa di grande tra di noi e in noi, ci stanno sodomizzando, Camorra!

C'è qualcosa dentro me, mi sento abitato, sono una casa infestata e a volte quel qualcosa tende a voler uscire via per fare quattro passi in direzione nord. Il mio abito è dentro di me, il mio vero aspetto naturale è dentro di me e quante volte è uscito fuori a mostrare la sua moda eccentrica, forse mai, qualche volta. C'è un piccolo qualcuno in me, un piccolo qualunque, anch'io sono in cinta, tutti siamo uomini in cinta di qualcuno o qualcosa. Un altro frutto della passione? Un frutto della pressione? Stress, vita monotona, orchestra polifonica, un cerchio alla testa, aureole d'angelo, dolori alle parole cioè dolori testuali, sindrome di Lisbona, coma apoplettico, panico d'apocalisse, attaccamento al manico o al seno materno: insomma il solito tram tram quotidiano. E si tufferà questo qualcuno? Scenderà un giorno in strada per poi risalire le correnti? Sarà anche lui del segno dei Pesci? Cadrà dal niente nel peggio ed esclamerà merda? Sento il rumore lontano di uno sciacquone. Sarà il solito scialacquone.
postato da tandream alle ore 20/04/2007 08:25 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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martedì, 17 aprile 2007

Sento puzza di bruciato. Sarà che ho percorso lunghi tratti di strada e ho lasciato terra bruciata, il fumo si stende come panni al cielo per asciugarsi in alto come se il fumo fosse stato lavato. Sento puzza di bucato. Fuori il vento sbatte il bucato e mi chiedo come sia l'odore di un buco. L'erba si stende anch'essa come il bucato lungo larghe praterie e strette feritoie da dove fuoriesce rugiada ad inumidire la verde radura e i miei panni bruciati. Mi cruccio al non sapere come mai non sia mai riuscito ad entrare nei tuoi panni, forse perché hai una taglia inferiore e non sono mai riuscito a travestirmi di te stessa.

In quel tuo taglio di bocca non si è mai vista parola, caso mai sentita, a malapena percepita e quando ho concepito l'idea che tra le tue labbra poteva esserci altro oltre che parole e lingua sono rimasto piacevolmente barcollante. La tua bocca è terreno di peccato. Lascia che possa asfaltare quel terreno o possa piantarci il mio rigoglioso grano. Bocca e grano. Bocca d'oro. Bocca di tutte le bocche. Lascia che ti versi nella tua il nettare degli dei e il miele caldo e tiepido, dolcemente vedo le tue labbra chiudersi piano all'interno assaporando. Non sanno più cosa vedono i miei occhi, un attimo di tentazione e poi tentennamento, traballo leggermente, avvicino piano un dito lungo la goccia di miele che scivola via lungo un angolo del tuo viso.

postato da tandream alle ore 17/04/2007 10:52 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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giovedì, 12 aprile 2007

Troppi lacci in gola è ora di strapparsi le corde che ci muovono come burattini, sciogliervi il nodo, venire al pettine e andare a stendere i panni sull'erba del vicino, raccogliere quella gatta, fare in fretta e procreare micini ciechi, togliersi il prosciutto dagli occhi e metterlo in tavola, apparecchiare aggiungendo un posto a tavola, mettere anche due cuscini in un letto a doppia mandata, fare il duplicato delle proprie chiavi interiori e donarne la copia alla creatura più simile a te. Fare coppia, duplicarsi per essere poi uno e trino, doppiato nel lungo o corto metraggio della vita e dare a essa la terza causa di appartenenza: un figlio. Ché lo scopo primordiale in questa giostra sociale è quello di rovesciare i vasi che traboccano per l'ultima goccia, defenestrarsi altrove, raccogliere mani e occhi altrui nella propria conca, incontrarsi, incontrarsi, fare in modo che i propri geni ma anche quelli un po' più imbecilli si spargano per il mondo, e se poi sarà l'arte a renderti eterno è un altro paio di maniche e chissà che non bisogni anche nascerci con la camicia. Io sono nato spalmato da un uovo, sono nato con l'uovo in camicia. Di forza.
postato da tandream alle ore 12/04/2007 08:19 | Permalink | commenti (8) / commenti (8) (pop-up)
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mercoledì, 11 aprile 2007

Che cosa avrà voluto dire?

Volevo una giovane è arrivata una vecchia ma chi se ne infischia come me che a volte rimbombo e altri a volte ritornano, sarà caso di traslocare, spostarsi in un men che non si dica, o in un me che si addica molto a me stesso, spartire gli spazi a distanza di tot chilometri d'aria per cambiare acqua ai fiori e alle radici, sradicarsi definitivamente e mettere le proprie in altrui regioni. Dove piene le tasche di regine, le api ammaestrate e le farfalle suicide si tuffano in cattive acque per far buon brodo. E la gallina vecchia che lo sa che quel brodo sarà buono solo fatto da lei e le oche e le anatre e i brutti anatroccoli che a quattr'occhi e in fretta e furia, rabbia e destrezza, si spostano lontano dalla chioccia per spezzare il cordone domenicale, rompere il traffico del sabato sera e resuscitarne i morti, così, Franzon Franzoni come se nulla fosse stato. Delitto e castigo, sabbia, dita e spari sopra una fitta nebbia imbucata in salita sulla collina ricolma di buche, s'intravede l'orso guardiano e profeta con gli occhioni e la zampa verso l'alto, un gufo che non vuol gufare, un quadrifoglio che non quadra a pennello raccolto lì dalla terra, porterà fortuna solo in chi non crede, quattro soldi verranno intascati da mani losche e tutto questo dipinto venuto a crearsi sarà forse un Picasso?
Ma ammettiamolo, anche la matematica ha un suo cuore. La y è l'apostrofo rosa tra le parole pi greco.
postato da tandream alle ore 11/04/2007 08:42 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: a volte rimbombano


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