Non porrei mai fine direi, in questo non finire mai, direi infinito durare e perdurare di una eterna lotta tra il bene e il miele, perché quando il il miele viene versato non c'è male se se ne piange un po', come se dagli occhi ne cadessero gocce a scivolare sulle gote tue come rivoli di rugiada e con un dito io potrei sì, assaggiarne un pochino, ma poi un bieco presentimento, quasi cieco, come ottenebrato, tappato, come l'eclisse del sole che ti oscura la vita intera, come se fosse un eterno non dire, un infinito remare contro per andare nel mare in tempesta, io questo ti nego mia bella, di farti calare negli occhi il buio di un cielo senza stelle, piccoli cadaveri inutili, bisognerà esserci sole luce, luce eterna, è la luce che ci parlerà del vero cuore della terra, del nostro universo, di ciò che accadrà. Nutro un sospetto e ne tolgo poi il cibo come se il bieco presentimento osservasse un po' storto i nostri baci fatti alla luce del sole. Perché sì, quelli sono fatti, fatti alla luce del sole per il sole e anche lui ci bacia perché noi siamo imbelli da soli ma oltraggiosi uniti, contro ogni remora, contro ogni onda, contro l'universo intero noi possiamo remare, noi siamo la nave, colei che si spinge oltre verso l'orizzonte e al canto di sirena non s'acceca anzi l'accoglie. Chissà mai se un giorno potremo leggere insieme queste mie cose, ti aspetto all'ombra del sospetto, sulla punta della lingua, che come sai è pronta a dirti e a pizzicarti sul più bello.