Tan Dream

I sensi insensati
venerdì, 24 agosto 2007

Siamo agli sgoccioli, manca l'acqua e il blog bloggola

Questa è la mia ultima, ma non sono sicuro se ci sia mai stata una prima, so solo che dopo la seconda la salita diviene meno pericolosa e a quest'ultima curva ho paura di ingranare formaggio sotto le ruote, quello Parmigiano, è sempre un sogno grattugiare l'asfalto con i resti del grana, che poi resti o non resti è una questione di pulizia, ma diciamolo pure, l'Italia è al rogo e nessuno sa bene chi ce l'abbia messa. Il fatto strano è che per adesso brucia solo al Sud e al Nord sembra il pediluvio universale, una questione di anatomia, è feticismo puro, è come quello scherzo da caserma dove ti mettevano i cerini tra le dita o i bastoni tra le ruote e non riuscivi mai a stare nel giusto equilibrio. Se lo stivale ormai  non c'è più e ci rimane il calzino, basta trovare chi lo rivolta e la frittata è fatta, come dire uovo in camicia e con i calzini giusti. Ma è inutile ammetterlo, si sente puzza di bruciato e non è l’arrosto, resta solo il fumo e un dubbio amletico anzi un dubbio omelette mi perseguita. Vedo quell’uovo in camicia e coi calzini bianchi digrignare i denti con in mano un pugnale sanguinante che mi insegue. Siamo fritti.



postato da tandream alle ore 24/08/2007 17:18 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: blog in tuta ignifuga


lunedì, 20 agosto 2007

Dalla porta di servizio (o anche detta dalla porta che conduce a Ser Vizio, uomo che coltivava uno dei sette peccati capitali)

Quando non hai la più pallida idea è probabile che quella tua idea sia andata al mare a prendere la tintarella. E tu invece sei rimasto lì, solo, a contare le pecore sperando di abbronzarti con la luce riflessa della luna.

Forse è ora di ricominciare a leggere e scrivere poesie. Forse è ora di chiudere tutto, soprattutto la porta che tira vento, ma come fa una porta a tirare vento? Ve lo siete mai chiesti?

E' come quella storia di tirare acqua al proprio mulino. E si trattava di quando mio nonno in campagna lavava il suo piccolo mulo.

E' ora di uscire allo scoperto, ma rimanendo pur sempre vestiti.
postato da tandream alle ore 20/08/2007 17:17 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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sabato, 11 agosto 2007

Adesso andremo via mia cara, finalmente abbiamo deciso di abbandonarci distesi su questa lunga lunghissima strada sterrata, adesso percorreremo le funi vie quelle che ci tengono appesi a due metri da terra per sfiorare con l'animo le nuvole che rinfrescano i bollenti spiriti, adesso stiamo andando via, stiamo andando via già prima di partire, già siamo altrove mia cara, il viaggio è iniziato e lungo il mondo e il ritorno. Stiamo andando via lontano da una religione che non ci appartiene per impossessarci solo della nostra che abbiamo finalmente trovato in noi ma solo in un'altra terra potremo predicarla agli altri, siamo due cuori in uno io e te, io e te che siamo la stessa persona. E il terzo, il terzo sempre manca, ma sento che un giorno giungerà ad incontrarci anche lui. Adesso continua a tenermi per mano, abbiamo ancora paura.


postato da tandream alle ore 11/08/2007 10:50 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: abbandono, fuori luogo


giovedì, 02 agosto 2007

Al tavolo vince chi bara e chi bara perisce, anzi è già morto

Quando il piatto piange mi chiedo se i bicchieri ridano e chissà le forchette cosa fanno mentre i coltelli con i loro denti affilano le unghie e tagliano tutto d'un pezzo ogni brandello di carne come se fosse un povero pezzo di salame, lì imbalsamato a degustare gli assi sul tavolo, se pensare magari che sia così buono proprio come il pane e alla carne di cavallo di cui non bisogna mai guardare in bocca o alla lingua di maiale e quella biforcuta di serpente che dice sempre la sua quando al contrario chi tace, sta zitto e mosca. Come la cieca abitudine e il bieco presentimento di non avere apparecchiato bene per due ma per tre quarti di persone e allora perché aggiungere un posto a tavola quando il letto è già pronto che scorre laggiù verso il mare. Sono fiumi di condensa quelli che gocciolano dalle pentole bollite di cui si è dimenticato di fare il coperchio e sulla fiamma tornano a fare fumo e niente arrosto, tutto così talmente bollito, trito e ritrito come il prezzemolo che trovo ovunque, l'onnipresenza del prezzemolo e la mancanza del prezzemolino, e se si aggiunge un po' di sale alla vita che è già troppo scottata si finisce per farsi bruciare come se fossimo bistecche dimenticate lì dal macellaio che gelano di freddo e ci tolgono la ferite sulla fronte. Ed è come se fosse nè carne nè pesce, di nuovo insalata Rio Mare, e a chi vuoi darla a bere d'estate, se non ad una turista in vena di trasfusione sul lettino sul mare, come se chiedesse di toglierci il suo sangue già che non bastasse il suo pallido colorito e altre facce lesse scottate. Dateci le nostre bocce quotidiane, e noi continueremo a tirarvele per fare strike e stendervi per bene in riva al mare. Ma quando il piatto piange c'è sempre qualcuno con l'asso nella manica e mentre le posate fanno il loro servizio fotografico, noi ce ne infischiamo e ci nascondiamo nella mischia. E all'arrivo del dolce finale ci accorgiamo già tutti di essere un po' cotti e stracotti. La vita è una messa in cena, e si fa preferibilmente a lume di candela.
postato da tandream alle ore 02/08/2007 16:37 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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