Tan Dream

I sensi insensati
lunedì, 31 marzo 2008


Se siete così pazzi da voler comprare un libro che non è un libro e che tra l'altro ho scritto io fate pure. Io l'ho fatto, devo essere proprio matto!
Come vedete c'è pure l'edizione economica.
postato da tandream alle ore 31/03/2008 18:18 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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lunedì, 31 marzo 2008

Lei: "Io amo la letteratura, leggo moltissimo" Lui (squadrandola): "Infatti si vede che fai una vita piuttosto sedentaria"
postato da tandream alle ore 31/03/2008 14:45 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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domenica, 30 marzo 2008



Fine fittizia.
Ché in realtà non si finisce mai di finire ed ogni fine ha un suo inizio. Oggi sento che è finito qualcosa per iniziare un'altra fine che finirà per iniziare a cominciare di finire di nuovo. Devo essere un po' sfinito. Mai finire di finire le frasi, bisogna sempre concludere, in realtà non è l'inizio che conta ma la sua conclusione. Alla fine dei conti so quanti soldi ho davvero in tasca ad esempio. Fin che la barca va, si dice che bisogna lasciarla andare e allora che vada, vada, vada a quel paese. Eppoi fino, sottile, sul finire della sottile linea rossa, alla fine del miglio verde, fino alla fine del mondo, fino alla fine del mondo, come dire, la fine è davvero importante. E tu, amore mio, sei la fine del mondo.
postato da tandream alle ore 30/03/2008 21:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 28 marzo 2008

Oggi voglio stare dentro,
sento il cuore oscillare,
oggi voglio stare senza,
come un cielo in una danza,
oggi non ho voglia,
ho l'erba del mattino addosso,
devo scrollare il mondo,
tutto il peso del mondo
addosso a me,
sento che tu potresti,
liberarmi dal peso sulle spalle,
sento che tu vorresti,
che forse non potresti,
ma direi qualunque cosa,
pur di dare ogni cosa,
oggi non sono dentro,
oggi è come se,
fuori i lampioni spenti,
nella notte accesa,
oggi sento che, oggi sento che,
sto fuori come un lampone,
mi sento un po' alla frutta,
come dire sto un po' alla zeta,
[zoticone]
ma domani è domani e non dirmelo mai,
scusa se scherzo troppo,
scusa se scherzo scarso,
scusa se son profondo,
scusa se non m'immergo,
sono tutte contraddizioni,
la vita non dev'essere costrizioni,
[senza contro indicazioni]
mi lascio libero andare,
mi lascio libero cadere,
librare, leggo, libro, volo.
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giovedì, 20 marzo 2008

Il futuro non va letto, il passato è scritto male.
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martedì, 18 marzo 2008

Conto gli anni per non averne i minuti già contati

33

Ho gli anni contati.
I minuti, quelli, sono una piccolezza che tralascio a chi è lì per lì.
Li falsificherò come i contanti. Minuto più minuto meno, sono comunque abbastanza alto. Un nano minuto, piuttosto che secondo, un anno temuto, e hanno di te muto solo la parola auguri che passa inosservata coi tempi. La capacità invisibile di nascondere le parole, esprimere giudizi, e spremere meningi. Anche i neuroni contano. Cellula più cellula meno. Incellofanato in questo mondo di plastica senza mettersi in croce per tre per tre, senza porre paletti, senza mettere radici ma rifiorire. Sono nel fior fiore degli anni e mi piace l'erba del vicino.
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venerdì, 14 marzo 2008

Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
postato da tandream alle ore 14/03/2008 14:27 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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martedì, 11 marzo 2008

Genova

Oggi ho risentito una di quelle tante voci che mi promettevano amore stando zitte zitte, una voce nuova, una voce di nuovo allegra, avrei voluto rispondere a quella voce ma è stato solo un caso e il caso non mi ha dato coraggio. Chissà se lei ricorda. Era stata sempre e solo una voce. Girava una voce che diceva che lei mi amava. Sì, voci. Ormai lontane.

Roma

Tutto nacque da un incidente, una storia d’amore nata davanti proprio a casa sua, con la macchina, dritto dritto proprio in casa sua. Fu lei che scese e mi tirò fuori. Una manina di un angelo mi tirò fuori da quella che da lì a poco tempo sarebbe diventata un falò. E prima che i carabinieri mi portassero via, le chiesi il numero di telefono. Il giorno dopo fui sui giornali locali e avevo un nuovo amore che durò sette anni di sfortuna. Tutto si doveva rompere in quella macchina, tranne lo specchietto.

Savona

L’altra era stata una storia di carta, fatta di milioni di lettere, finita in sms, qualche carattere stampato a schermo su e-mail. Stranamente finì al contrario. Quando nacque l'amore poi lei sparì per sempre. Non l'ho mai incontrata. Avrò in soffitta uno scatolone pieno delle sue lettere. E tre suoi regali.

Pescara-Milano-Chambèry

All’università lei era alta, bella, castana con i capelli lunghissimi, una modella, non a caso forse il suo nome ne ricordava uno. La mattina entravo in camera sua per sentire l’acqua della doccia che scivolava sulla sua pelle. Poi partivamo insieme per andare a lezione. Era divina. La sera la chiamavo al telefono, a mezzanotte mi veniva a svegliare in camera. Finita la scuola mi chiese un bacio dopo averla riportata a casa, io glielo diedi sulla guancia. La storia finì. Adesso è lontana.

Sassari
...
postato da tandream alle ore 11/03/2008 10:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 10 marzo 2008

L'inquietudine

Come tirarsi la zampa sui piedi facendolo a quattro mani (nude e crude). 

L'inquietudine si trova tra il martello e l'incudine.

Svolazza lì.

Un piede calpestato dall'odio. In stallo.

Chi si figura si rifugia, chi si rifugia s'immagina. Stampa.

Come comunicato in prenatale. Lista di nozze.

Bambino nuovo, padre vecchio.

Chi la fa la fa. Generalmente in bagno.


Non bisogna mai morire per un altro, ma neanche per se stessi.

Il destino si prende abbuffate di me. E' un destino bulimico. Che buffo.

Il destino si prende beffa di me. Io roast beef.

Pane al pane, opaco all'ottico. Ma anche pesce, tipo ittico. Se vogliamo arte, trittico di acciughe in salmì rosso Tiziano.




postato da tandream alle ore 10/03/2008 20:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 06 marzo 2008

Quando le distanze si allungano non è per un mero effetto sessuale, non ci aiuta certo il Viagra, sta di fatto che le distanze aumentano le dimensioni della passione, s'accorcia soltanto quando tutto inizia a pendere verso il basso, come stare sopra una cima e lanciare una corda verso il baratro, corta corda, cortissima, codardissima corda. Si rischia di cadere nelle distanze, di saltare, balzare, a volte Balzac e Balla Coi Lupi. La lontananza stressa, ci pressa, ci accorcia e ci estende le visioni, ci allucina, ci devia, ci sbanda, ci fa suonare, banda, ci mette in disaccordo, potrebbe stonare, una distanza scordata, dimenticata, chissà nel futuro i vuoti e i jet-lag scompariranno per dar spazio al riempimento. Fosse la distanza solo un vuoto da riempire, da colmare e da fare attenzione a non far traboccare con l'ultima goccia come se fosse magari l'ultimo vaso. In dialetto napoletano sarebbe come dire l'ultimo bacio. Qualcuno ha diviso i mari, io dividerò la minestra, soffiandoci sopra forte aprendo la finestra, qualcuno ha condiviso le stesse terre nello stesso momento sullo stesso spazio, come dire al momento giusto nel posto giusto nel tempo giusto ma con qualcosa ancora di sbagliato, indecifrabile come il numero zero. Forse il indecifrabile come il sette. Qualcuno  dovrà pur riuscire ad accorciare strade e  ferrovie. Non sarà Berlusconi. Neanche Veltroni. E' inutile. Mi potrei fidare facendo un  buco nell'acqua e magari il mare diventerebbe meno profondo?
postato da tandream alle ore 06/03/2008 16:50 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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