A volte l'invidia rende ciechi a chi non ha occhi per vedere avvolte l'invisibile orizzonte verticale che sale in discesa lungo il distante lontano mare che muore o fa morire il sole là dietro appena poco dopo un'eclissi di sguardo e occhi in un cielo sospeso in un cielo più alto. Cielissimo. Ma la pena di restare come soli non vale la pena, a malapena come penne che scrivono autografi per se stessi su libri letti da poco che mai nessun altro fiuterà, là sulle pagine dove hai lasciato l'odore, il profumo delle tue mani, libri rifiutati da altri occhi, resteranno per sempre riposti solo per i tuoi occhi, appesi, ciondoli, coriandoli, infrastagliati in uno scaffale, pagine lacerate, lacrime lacere su lettere intagliate di ricordo, appena, sempre se ne fosse valsa la pena, come se ne bastasse la salsa, con il poco succo che ne rimane di tutto questo saranno le ore a scandire ma anche condire o dire e fare il cibo matto della vita folle che ci viene incontro tutti i giorni. O t'io t'amo, o t'io t'ho. Come per dire dire, che nel giorno del lavoro i nostri cuori fanno i motori per abbellire e imbellettare l'eterno universo.