E’ ora di tuffarsi, proprio quando le onde sono diventate più alte, le barriere più forti, è proprio quella l’ora di sfondare. Il passato è morto con un nuovo nato, come se fosse possibile concepirlo solo ora, in tutti i sensi. Nuotare verso l’altra sponda del fiume e vincere in velocità la tua ombra, il riflesso che si specchia nell’acqua, il riflesso che chiede muto chi è il più bello del reame. Acqua, schiuma, sale, completamente immersi e lanciarsi ad ampie bracciate lontano cullati dalle schiume del tempo. Colpire ed essere cullati allo stesso tempo, si fa questo sfondando il muro dell’acqua. Ed io che non posso neanche augurare al nuovo nato una nuova vita, in silenzio chiudo gli occhi e resto a guardare dentro di me quello che accade fuori. Un inutile bordello di anime e corpi che si affannano a cercare, neanche fosse l’inferno, il proprio egoistico piacere. Tra tutti è quello peggiore, stare a guardare ed oziare, ma se fatto con classe diviene divino. Non è forse quello che fa tutti i giorni qualcuno lassù? E il figlio, che invece di nuotare, camminava sull’acqua, classe, che classe.